BURCHIO, VIA ALLA RACCOLTA FIRME DOPO IL “NO” DEI CONSIGLIERI AL REFERENDUM

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L’area del Burchio vista da sud, con la frana in avanzamento scavata dal fiume Potenza – è la zona delle cosiddette Llame. Più su, sul crinale del colle sorgerebbe l’hotel 6 stelle.

Il Consiglio Comunale di Porto Recanati ha bocciato la mozione di referendum consultivo sul progetto del Burchio proposta dal gruppo consiliare Città Mia. La decisione è arrivata poco prima delle 22 di lunedì sera: 11 a 5 la conta dei voti, la maggioranza è stata compatta e contraria, mentre le opposizioni hanno votato per indire una consultazione sulla questione del fu “resort” in località Montarice (non si conoscono ancora i dettagli del nuovo progetto). Alla fine è apparso chiaro che l’unica strada da percorrere per contrastare politicamente il progetto rimane quella di una raccolta firme sufficiente a promuovere ugualmente un referendum, nonostante il voto contrario del Consiglio.

Alla seduta assistevano circa 25 cittadini, tra i quali alcuni proprietari di suoli – ricordiamo che una permuta di cubature dai terreni circostanti facilitò la vecchia variante – più alcuni muratori, capimastri, giornalisti: insomma, la classica “disfida del Burchio“.

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Il momento del voto in consiglio comunale: referendum respinto 11 a 5.

La “telenovela” del Burchio – faraonico progetto di resort 5 stelle superior in un’area tutt’ora agricola di 34 ettari, in zona Montarice – è diventata una “saga” lo scorso 2 febbraio, quando la giunta comunale aveva votato una delibera di indirizzo per incaricare l’Ufficio Tecnico comunale di esaminare una nuova richiesta di variante urbanistica nell’area. Nel titolo della delibera spunta di nuovo la Coneroblu, la Srl che per realizzare il vecchio progetto aveva trascinato in tribunale il Comune di Porto Recanati. La macchina del tempo tornava quindi, quel giorno, alla vigilia del 30 dicembre 2013, quando il progetto Burchio approdò per la prima volta in Consiglio Comunale, poche settimane dopo l’accordo procedimentale Comune-Coneroblu che sarà prima annullato dalla giunta Montali e poi bocciato dal Consiglio di Stato, nell’aprile del 2016.

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In questa foto scattata alle 11,28 del 7 giugno 2016, da sinistra, il vicesindaco Rosalba Ubaldi coi promotori del progetto del resort del Burchio Giancarlo Biagioli e Lidya Karmalyuk.

“Il Comune ha esercitato male la propria pur ampia discrezionalità in materia urbanistica e ha adottato una delibera illegittima”, scrissero i giudici in sentenza. Di Burchio non si parlava nemmeno per sbaglio nel programma di Insieme alla Gente, alla vigilia del voto del 5 giugno che ha portato gli ubaldiani al governo. Anzi, il sindaco in pectore, Roberto Mozzicafreddo, prometteva “5 anni per potenziare la qualità dell’ambiente, valorizzare la città e incrementare il tessuto produttivo”. Nonostante tutto ciò a fine luglio 2016 il Corriere Adriatico rimetteva in circolo i “mormorii” su un “nuovo” progetto del Burchio. E il resto, come detto, è storia recente.

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In tre punti sintetizzato l’impegno di Insieme alla Gente per le elezioni del 2016.

Ma torniamo a ieri sera. Ha aperto la discussione il capogruppo di Città Mia Giovanni Giri: “Negli ultimi decenni Porto Recanati ha avuto uno sviluppo edilizio impetuoso nei suoi 17 chilometri quadrati. Con centinaia di appartamenti mai finiti, lottizzazioni incompiute, problematiche che incidono sulla qualità della vita dei cittadini. Quando una lottizzazione fallisce abbiamo comunque occupato una porzione di territorio in modo irreversibile. E non siamo più ai primi anni ’60, quando c’era per la città lo spazio per espandersi. Secondo noi è giusto che il popolo dia il suo parere diretto su una questione che ha talmente diviso la città“.

Poi è intervenuta Loredana Zoppi per Uniti per Porto Recanati: “È inverosimile che si torni a parlare di burchi e burchietti. Non è bastata la sentenza del Consiglio di Stato, che ha sancito che il Comune aveva esercitato male la sua discrezionalità”, oltre ad avallare l’annullamento disposto dall’amministrazione Montali. “Cambia poco che a diventare edificabili siano 34 ettari, pari al 2% del nostro territorio, o che siano le 80 villette del progetto targato Proton nel 2008 (se ne parla qui, NdR), o le circa 40 del 2013, o il nuovo progetto del 2017. Basta guardare il nostro PRG per vedere che sono tantissime le aree rimaste inutilizzate, dall’area Rossi ai lotti dello stradone Sorbelli. Ma qui si vuole impegnare l’ultima area agricola rimasta. E allora si capisce bene che non è una semplice operazione commerciale. Noi ci sentiamo più che mai investiti del mandato ricevuto dai cittadini nel 2014, ci siamo esposti di persona contro il progetto, rischiando del nostro. Faremo di tutto per contrastare il progetto del Burchio, non ci interessano le discussioni sul referendum, che rimane comunque consultivo e non vincolante. Vogliamo tutelare gli interessi della comunità. Ci appelliamo alla coscienza di ogni consigliere: quali che siano le vostre convinzioni non perdete mai di vista il bene della città“.

Poi è stata la volta di Alessandro Rovazzani, capogruppo di Porto Recanati a Cuore: “La storia del Burchio è iniziata male e finita peggio”, ha esordito l’avvocato, “il Consiglio di Stato ha stabilito che l’area non è idonea per il resort, e dopo 4 anni ancora ne stiamo a parlare. In delibera di giunta si accenna di nuovo a un utilizzo di tipo alberghiero. Ma nemmeno sappiamo quali soggetti hanno promosso questa variante… A questo punto il nostro sarebbe un No al 100%“. Per le opposizioni ha chiuso, sintetico, Sauro Pigini del M5S: “Come Movimento Cinque Stelle siamo contenti tutte le volte che i cittadini possono esprimersi“, dice l’ingegnere, anticipando il suo voto favorevole al referendum.

Il sindaco Roberto Mozzicafreddo ha ribattuto così alle opposizioni: “In settimana avrete tutta la documentazione, ma non riteniamo corretto tornare a consultare i cittadini. Noi abbiamo il diritto e il dovere di governare e di decidere. Vi chiedo di considerare che l’argomento è già noto a voi e ai cittadini. C’è chi conosce il progetto e le sue potenzialità e chi non vuole conoscere la verità e intende restare della sua idea. Sapete che la maggioranza è favorevole, non è una sorpresa per nessuno. Sul merito della proposta andremo nel prossimo consiglio comunale”.

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Alcune lottizzazioni incomplete o mai decollate a Montarice, riprese dal PRG e postate su Facebook da Lorenzo Riccetti di UPP.

Poi ha parlato ancora Zoppi, per la dichiarazione di voto: “Visto che ci date la documentazione in settimana speriamo di trovarci dentro chi ci mette i 60 milioni per realizzare il progetto. Giacché faremo di tutto per ostacolarlo, in conclusione votiamo a favore della mozione”. Ancora Giri: “Noi vogliamo capire se volete davvero ascoltare la popolazione“. A questo punto Mozzicafreddo riprende la parola senza ribattere agli oppositori, in modo molto spiccio fa votare e manda tutti a cena.

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Prima di tornare sul tema con maggiori dettagli ci premono tre considerazioni:

  • Il vicesindaco Ubaldi, in consiglio, non ha detto mezza parola sull’argomento. E l’intera faccenda è stata spicciata in meno di 40 minuti. Fatto notevole, per la mattatrice di Kill Burchio Vol. 1, se vogliamo dare un appeal tarantiniano al filmone visto dai marchigiani tra il 2013 e il 2016…
  • Il sindaco, invece, ha pronunciato frasi gravi e impegnative, che ripetiamo integralmente: “L’argomento è già noto a voi e ai cittadini. C’è chi conosce il progetto e le sue potenzialità e chi non vuole conoscere la verità e intende restare della sua idea”. Esprimersi in questo modo vuol dire ammettere, nemmeno troppo implicitamente, che il progetto nuovo è più o meno quello vecchio. Ovvero riabbracciare, con tutti i crismi della legge e dell’iter urbanistico, ciò che il Consiglio di Stato ha sancito essere una decisione “illegittima”. Con l’aggiunta di un apprezzamento “integralista” per il progetto, che sarebbe incontestabilmente eccellente, tanto che chi lo avversa è tacciato di non voler “conoscere la verità”.
    A che cosa addebitare questa “tracotanza amministrativa“, per la quale si reputa ottimo ciò che la massima istanza di giustizia ha classificato come pessimo? Perché, se proprio di turismo si vuol parlare, non si costruisce in una delle decine di aree che, a Porto Recanati, sono già classificate R1, senza bisogno di varianti – ad esempio sui prati a un passo dal mare di Scossicci, come dicemmo qui? E perché il ticket Ubaldi-Mozzicafreddo insiste invece con una variante urbanistica che destina a turistico-ricettivo un luogo tutto fuorché ameno, con un hotel che si affaccerebbe di fronte a depuratori, A14 e Hotel House? A quali interessi, a quali personaggi corrisponde questo “affare” che dal 2012 muove contatti, pressioni, sponsorizzazioni politiche, campagne di stampa a senso unico?
  • Last but not least: seppure il Consiglio Comunale l’abbia bocciato per indire il referendum consultivo basteranno – per l’art. 49 dello Statuto comunale – le firme di un sesto degli aventi diritto al voto (1617 su 9697, stando ai dati di giugno 2016, ma il conteggio dell’elettorato viene aggiornato ogni anno a marzo). “Toccherà farlo”, trapela dal quartier generale di una delle liste più agguerrite. E allora, se quelli del No alla fine della storia la portassero a casa, in quali condizioni politiche Mozzicafreddo andrebbe a chiudere la faccenda, nonostante il “consiglio” negativo del popolo? E ancora: in quel caso siamo sicuri che a “terminare” saranno le velleità del No? O non terminerà piuttosto la spendibilità politica di Rosalba Ubaldi e della sua “corte”? In attesa delle prossime mosse, chi vivrà vedrà.

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