BURCHIO, NIENTE DEFAULT?!

Burchio, non è finita, ma poco ci manca. Entro oggi il Comune doveva, obbedendo alla sentenza del Consiglio di Stato dello scorso 6 aprile, fare una “proposta risarcitoria” alla Coneroblu (la storia la spieghiamo qui). Bene. Come sia andata la faccenda lo raccontava stamattina Il Resto del Carlino.

DSC01710.jpg

Riassumendo: il Comune era ben disposto a prendere in esame i costi del famoso marciapiede di via Montarice (ne abbiamo parlato qui e qui). E Coneroblu avrebbe sì presentato delle fatture relative alla costruzione del marciapiede della “discordia”. Solo che – e lo arguiamo leggendo l’ultimo capoverso dell’articolo – al Comune sono state girate le fatture che a Coneroblu ha intestato 2P, cioè il costruttore-subappaltante dell’opera. Fatture di cui, però, Coneroblu non ha prodotto al Comune la “quietanza di avvenuto pagamento”. Sicché il Comune è disposto, giustamente, a pagare soltanto le spese che Coneroblu può documentare: 2.848 euro per le “prestazioni di un notaio”.

Il cartellone sul Burchio, fatto rimuovere dall'Ufficio elettorale del Comune di Porto Recanati.

Insomma, non c’è prova che Coneroblu abbia saldato le fatture del marciapiede, ergo speso il grosso di quei denari che dovrebbe reclamare come “danni” al Comune, in virtù della sentenza che al punto 7 recita:

Risarcimento in sentenza

Ma quali sono le ragioni di quella decisione? I giudici hanno stabilito che il Comune di Porto Recanati, facendo l’accordo con Coneroblu nel dicembre 2013, e votandolo in Consiglio comunale quel mese e – dopo la presentazione di alcune osservazioni – nell’aprile successivo, ha fatto credere ai “russi” che la variante che permetteva di edificare il resort sarebbe stata approvata in modo definitivo. Cosa che non è avvenuta per le note vicende: il cambio di amministrazione e l’annullamento della variante deciso da Sabrina Montali e votato in Consiglio 11 voti contro 4, il 21 novembre 2014. Col che Coneroblu, in tutto ciò, è rimasta un pochino “fregata”.

Ma, sempre per la sentenza, il Comune non deve ripagare Coneroblu del valore complessivo dell’affare – il “lucro cessante” che gli avvocati della Srl stimavano in una cifra tra i 20 e i 40 milioni. Bensì solo del “danno emergente“, cioè della cifra spesa invano in quel periodo in cui “ce li avevamo fatti credere”, per così dire. Chiaro, quindi, che questa cifra corrisponde grossomodo alla costruzione di quel marciapiede che proprio nell’aprile 2014 si comincia a realizzare a spese del costruttore recanatese Enrico Paoloni.

Bene. Ora che ve l’abbiamo rispiegata daccapo c’è un particolare da sottolineare: la ditta che ha costruito il marciapiede, la 2P, si è presentata in tribunale due volte contro il Comune, al TAR e al Consiglio di Stato. E tutte e due le volte ha chiesto al Comune di essere pagata per i lavori svolti. Richiesta che è stata sempre respinta, perché, osservano tanto i giudici di Ancona che quelli di Roma, 2P non ha preso accordi col Comune, ma con Coneroblu. Lo vedete qui:

Questo slideshow richiede JavaScript.

Chiaro? Il TAR spiega che “la 2P non ha titolo” per chiedere un risarcimento danni al Comune. E il Consiglio di Stato è più esplicito: “la Giunta pro tempore aveva espressamente stabilito che i lavori sarebbero stati finanziati da Coneroblu, per cui la pretesa relativa al pagamento dei lavori va rivolta in primo luogo nei confronti del committente privato”. Insomma, dicono i giudici, se Paoloni ha da pagare muratori e fornitori, invece di sfidare il Comune sulla collina del Burchio (o degli “stivali”, per stare al titolo di un vecchio numero di Tex), si faccia saldare da Coneroblu. Cosa che, deduciamo noi leggendo il Carlino e le sentenze, pare non sia mai avvenuta – almeno non completamente. Il che, se è vero, per una società che si proponeva di rimodellare il turismo in tutta la Riviera del Conero, avrebbe – avrebbe – del clamoroso. Ma di questo diremo meglio nelle prossime ore…

la collina degli stivali

Perché chiudendo vogliamo riallacciarci al titolo di questo post. E agli allarmi di “default” e di “pesanti risarcimenti” che nell’ottobre e novembre 2014 hanno risuonato dalle pagine del Corriere Adriatico, del Cittadino di Recanati e dalla fu Casa del Popolo di via Giovanni Bosco a Porto Recanati. Perché fu proprio il PD di Porto Recanati a sentire, nell’ottobre 2014, due esperti avvocati – uno, Tedeschini, verrà ingaggiato 11 mesi dopo proprio dalla 2P contro il Comune – unicamente per dare una valutazione “dei danni economici a carico dell’ente Comune e dei singoli consiglieri comunali nel caso in cui il progetto fosse annullato”. E furono ancora due consiglieri del PD ad alzarsi al momento del voto contro il Burchio, il 21 novembre 2014, sempre per “senso di responsabilità verso tutta la città”.

tutti eroi.png

Addirittura Il Cittadino di Recanati, il 18 ottobre 2014, parlava di “un’azione risarcitoria tale da cancellare il Comune dalla geografia del Ministero dell’Interno”. Dopodiché oggi leggiamo sul Carlino che Coneroblu non ha documentato le spese per il marciapiede! E che le sole spese rendicontate sono quelle del notaio… Beh, non ci dilunghiamo. Ci limitiamo, qui sotto, a fornirvi un collage di foto “d’epoca”. E, se davvero le cose stanno come scrive oggi il Carlino, vi poniamo la seguente, semplice, domanda: what about default?

Questo slideshow richiede JavaScript.

Annunci

One thought on “BURCHIO, NIENTE DEFAULT?!

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...