IL SILENZIO DEGLI INCOSCIENTI

A 8 giorni dal voto del 5 giugno scorso a Porto Recanati si sentono decine di voci su fantomatici episodi degli sgoccioli della campagna elettorale: promesse di case popolari, sfrattati miracolati in extremis, “preti da corsa” impiegati nel casa per casa, dirigenti del Comune che fanno altrettanto, accompagnando, solerti e garanti per non si sa che cosa, gli “attivisti” di una lista in particolare. Ma sono voci riportate con tanto di omissis: nessuno indica la fonte, o perlomeno il nome di altri che sanno – ammesso siano cose vere. Insomma nessuno conferma, nessuno ci mette la faccia.

Scampia.pngBene. Questa che vedete è Napoli, Scampia, in un video sul voto di scambio targato PD, pubblicato da Fanpage.it stamattina. Avete visto che clima? Eppure a Scampia la gente parla, racconta, dettaglia, si fida dei giornalisti. Invece a Porto Recanati le cose, in pubblico, si dicono a mezza bocca, e dai giornalisti ci si tira via come dai dèmoni. Dopodiché, in privato, ci si sfoga a 360°, montando la panna e perfino calunniando. Insomma, in pubblico ci facciamo “i fatti nostri”, per non rischiare ritorsioni, brutte figure, censure e discredito sociale. Però a tu per tu ci disperiamo e ci accoriamo nel… nome del bene pubblico.

Parecchi consiglieri di NPP vestivano la sciarpa arancione della settimana contro il razzismo.Un rovesciamento, questo, perfettamente speculare a quello dei “praticoni” di turno: siccome i patti scellerati si fanno in qualche stanza chiusa, è in altre stanze, o “chat”, che li condanniamo e li esecriamo. E siccome a Porto Recanati, in Consiglio comunale, si portano, per inveterata abitudine e trentennale cultura (im)politica, pulsioni e interessi di alcuni privati, spennellati di socialità con parole come “lavoro” e “sviluppo” – bene, quegli stessi interessi sono pubblicamente maneggiati con cura, con cautela, col timore di passarci da cattivi, anche da alcuni oppositori, come il candidato sindaco che sabato 11 giugno ci dice “con la Ubaldi non andarci pesante, che fai il gioco suo”.

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Un esempio per tutti: la questione del marciapiede del Burchio, che sulla pagina Facebook di Marchebbello stiamo portando avanti con l’hashtag #pagatelovoi. In via Montarice, tra aprile e maggio 2014, si fa l’opera. Il 3 aprile la giunta comunale l’autorizza, con la somma di 489.714,05 euro “finanziata direttamente da Coneroblu”, dopo che l’accordo procedimentale aveva detto che “i lavori vanno realizzati entro il 30 aprile 2014” (finiranno un bel po’ dopo).
A conti fatti si commissiona l’opera 228 giorni PRIMA di votare l’approvazione della variante con cui, insieme alle altre, andrebbe scambiata, per perfezionare l’accordo Comune-privato. Variante che in seguito dovrà comunque tornare dalla Provincia – e tornerà con prescrizioni. Variante che in quell’aprile non si sa se sarà mai approvata in via definitiva e da chi.
Perché 52 giorni dopo quel 3 aprile si vota. Ergo tutto può cambiare, e le opposizioni l’hanno già cantata chiara: M5S e UPP sono contrari al Burchio e ci fanno sopra campagna elettorale. Chi garantisce che quell’opera sarà “pagata” con la variante, anziché coi nostri soldi? Nessuno. E infatti la variante sarà annullata dalla Montali e annientata dal CdS come illegittima.

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Ma tant’è: 5 giorni dopo quel 3 aprile la variante viene adottata in prima istanza dai consiglieri della maggioranza di Ubaldi, inclusi gli assessori. Che quel giorno, essendo l’opera già imbastita e in via di costruzione, devono scegliere se dire “no” al Burchio, ergo rischiare di pagarsi il marciapiede di tasca loro, oppure dire “sì”, incastrare la città in un calvario politico (e poi pure giudiziario), e salvarsi – per il momento – il portafogli. Bello, vero? E la questione, oggi, è di tambureggiante attualità, perché una giunta dello stesso colore di quella che fece fare il marciapiede, per ordine del Consiglio di Stato, deve subito trattare con Coneroblu la liquidazione del danno emergente.

Bisogna cioè fare il prezzo, e il guaio è che, a meno di un intervento della Corte dei Conti, pagheremo tutti la fretta e la spericolatezza del prossimo vicesindaco Rosalba Ubaldi, del consigliere regionale Elena Leonardi, del consigliere comunale Roberto Sampaolo, dell’ex vicesindaco Javier Pagano, dell’ex assessore alla Sicurezza Carlo Sirocchi e dell’ex sindaco Glauco Fabbracci. Che in realtà dovrebbero smenarla con le loro tasche, per avere assecondato un diabolico accordo procedimentale, che ha permesso una costruzione da scambiare in variante secoli prima di approvare la variante stessa.

Ora, il Comune ha tempo fino al 5 luglio per proporre una cifra alla controparte. Quindi tra 22 giorni al massimo la gente qui sopra tirerà un sospiro di sollievo, come da tradizione assolutoria del “volemose bene e non ce famo male”. Mentre 12.514 portorecanatesi – bimbi inclusi – tireranno le sponde del portafogli e cacceranno fuori fino a 50 euro a testa, a meno di “sorprese edilizie” che ricompenseranno Coneroblu in altro modo, appesantendo di nuovo lo skyline di Montarice piuttosto che di un’altra zona.

DSC00755Il tutto mentre a Scossicci, su una piana davanti al mare, ci sono almeno tre R1, cioè posti dove se vuoi puoi fare un resort domattina, perché il piano regolatore ha inquadrato quella zona come turistica. Ma niente. Il privato la concessione la vuole sul Burchio, con un ipotetico, onirico Overlook Hotel che domina il Potenza, il depuratore, la A14, l’Hotel House. Dove servire champagne e Berlucchi alle 4 del mattino del 4 febbraio, perché questi sono gli standard di un 5 stelle superior. Sul suolo, per giunta, che fu dell’affarista Arturo Maresca – fino al 1981 – poi della moglie, del suo entourage e in piccola parte dei “russi”: personaggi che figurano sia tra i cedenti che tra gli acquirenti dell’ultimo passaggio di proprietà, e intanto, incoraggiati dai giornali della Vandea, come Il Cittadino di Recanati, lamentano danni per fantomatiche spese di decine di milioni…

I giornali locali, su queste minacce di risarcimento, ci ballano la samba anche poco prima del voto, tra titoloni e locandine che minacciano il portafogli dei lettori (“Battono cassa col Comune” etc). E le opposizioni, tolto un ellittico dispaccio di UPP sulla questione dello sforamento di Paoloni-CBlu sulla terra di Opere Laiche, ad oggi tacciono su una faccenda – quella del #pagatelovoi – che la dice lunga sul decremento di civiltà politica, di rispetto delle persone e della città che grondano dalla questione come olio dal torchio (almeno Rovazzani avrebbe detto, presentando la lista, che la spesa tocca alla Ubaldi, vivaddio).

Tacciono, le opposizioni, perché sono scosse dalla botta elettorale. E lo capiamo. Tacciono, per un canto, perché Loredana Zoppi ha detto, il 15 maggio alla palestra Diaz, che il Burchio “è una cosa del passato, basta parlarne”. E un po’ pure noi avevamo creduto che fosse un discorso chiuso. Tacciono perché le nostre domande ai politici, sulla questione “Chi paga?”, restano appese tra le righe di post comunque letti da centinaia di persone, anche migliaia. Ma per le 4 liste perdenti il 5 giugno, potenzialmente interessate all’argomento – Leonardi è interessata, sì, ma a rovescio… – la cosa non fa dibattito. Ergo tutto resta nella bolla dei social: non se ne parla sui giornali, per comunicato, nelle uscite pubbliche – se se ne faranno – e forse manco in Consiglio Comunale, che è convocato per giovedì 16 alle 18.

M5S_Spasiba Rosalba

Dopodiché i nostri articoli su questi fatti di immediata attualità sono condivisi privatamente – appunto – dai singoli politici. Con l’eccezione del M5S, che piazza in bacheca la questione marciapiede, così come l’incontro Ubaldi-Karmalyuk, altrimenti invisibile ai radar del discorso pubblico tra partiti, giornali, opinione pubblica. Ma questi pronunciamenti online sono comunque vagiti di una politica che non si riesce a fare. Intanto perché non ci sono iniziative, comunicati, proteste, due righe mandate via mail sulla questione del “Chi paga?”, che pure scade nel giro di 3 settimane. E poi perché le opposizioni, in generale, tacciono come mummie da 8 giorni, e ci elemosinano con due telegrammi del “grazie” e un temino di proponimenti di PAC. Forse, pure qui, c’è stanchezza, abbacchiamento, timore di querele. Forse cautela, o paura di fare gaffe. Chissà.

Ergo, di nuovo, silenzio. E quando la stampa parla, come nei casi Giampaoli e Karmalyuk, e prende “botte”, insulti e strigliate dal vivo e per telefono, la montagna giacobina, pubblicamente, non sa partorire manco un comunicatino. E si fa i fatti suoi, salvo farsi cercare per dire “Ah già, Giampaoli ha sbagliato”. Pure lì, con un comunicato di partito – uno qualsiasi – Porto Recanati avrebbe avuto una voce per dire sui giornali più omertosi del centro Italia che i politici non devono aggredire i giornalisti – tra l’altro tutti i media hanno taciuto il fatto, tolto un misterioso riferimento a una “querelle” su RadioErre. E per dire che una giunta nominata da uno che magari tra 2 anni è condannato per ecomafie non sarebbe stata, per la città, ‘sta grandissima bellezza. Senza contare che Zoppi ha accusato Canaletti di aver provato a “mungere la vacca” anche sul morire della Giunta Montali, chiedendo al Comune di comprare 10mila euro di bidoni dal giampaolesco COSMARI

E poi. Sull’incontro Ubaldi-Karmalyuk si poteva gorgheggiare un la minore per dire che magari non era il caso. Che questa disinvoltura lascia presagire poco di buono, proprio nei giorni in cui sindaco e assessori devono partorire la cifra per il marciapiede. Ma niente. Lasciamo il giornalista professionista Alessandro Trevisani a farsi dare del matto col blogghettino: lui ci pulisce la tolda – potrebbe essere l’inconsapevole non detto di chi si oppone senza troppo esporsi in pubblico – e noi ci portiamo a prua come Colombo che attracca in America. Infatti, s’è visto il 5 giugno.

Si intuisce, così, che l’agenda politica in questi 5 anni la ridetteranno Rosalba Ubaldi, il Corriere Adriatico, il Resto del Carlino. E gli altri a inseguire, timorosi di alzare la voce per non perdere il voto moderato – ma poi c’è un voto moderato a Porto Recanati? Noi vediamo torme di zombie che votano contro “i cumunisti”, contro la Ubaldi, contro tutti… Mentre le minoranze sono avvolte nel dilemma amletico che fu dei segretari DS e PDS quando al governo c’era Berlusconi: nominarlo o no? Attaccarlo o no? Senza notare che entrambi sono due modi di essere succubi, secondari, subalterni.

E soprattutto senza che mai la “fantasia all’opposizione” intraveda un’altra agenda, un altro discorso da svolgere in modo indipendente, diverso, con altre priorità che non siano il “rispondere” e il “reagire” alle “idee” per la città del “partito del cemento”, che quasi sempre sono cantonate imbellettate da figate. Forse le opposizioni non considerano abbastanza che per vincere nel 2021 si mettono i semi adesso. In queste ore. E che un giorno di “chiasso” in meno, da oggi, costa carissimo all’altra Porto Recanati, quella delle civiche non partitiche e dei 5 stelle. Una fetta di città che dall’urna è uscita fuori con un complessivo 48,2%. E che, dopo una campagna elettorale alla camomilla, non può permettersi di tacere ancora, o di deprimersi, né di esprimersi a mezza bocca o con blande condivisioni su Facebook, mentre Scampia parla e parla e denuncia fatti che non vanno bene. Perché questo mutismo sarebbe da incoscienti. 

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