UBALDI-BUFFON VS GLI INCOMPIUTI

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Comunali del 5 giugno: a conti fatti a Porto Recanati si è giocata una corsa tra 6 ronzini, che presi uno per uno, a livello assoluto, erano dei “nani elettorali”. Cominciamo dal sindaco. Mozzicafreddo vince con 1308 voti. Immaginiamo che Lega+Fratelli abbiano pescato solo nel centrodestra: la sottrazione tra il dato di Grande Futuro del 2014 e quello di “Elena Leonardi Sindaco” dice 1762. Tanto doveva prendere l’ingegnere nell’ipotesi di “defezioni zero” rispetto alla “grande famiglia”. Ma ha pesato l’astensionismo, che  vale il 6,26% in più rispetto al 2014. Togliamo quindi 110 “disertori” al pacchetto del centrodestra e otteniamo un serbatoio di 1652 voti. Che è stato intaccato 344 volte dai vari Pac, Cinque Stelle etc, a meno che il centrodestra abbia lasciato a casa mediamente più elettori degli altri.

Questo vuol dire che Rosalba Ubaldi ha perso sangue. Copiosamente, orrendamente, a fiumi. Va bene, l’ex-ex sindaco, contandosi per la prima volta dopo decenni come nome da scrivere sulla scheda, si è affermata sul piano personale, con un folgorante 553 di preferenze. Ma resta il dato politico: un gigante sgonfio ha tenuto tutti a bada. Un po’ come quando la “Juve più brutta della stagione” – per usare un cliché calcistico – ammazza la partita con un tiretto al 20′. E poi la gestisce, blandamente, inesorabilmente.

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Giuseppe Giampaoli ai seggi coi candidati di Città mia

Ubaldi è stato quindi il Buffon che chiude la porta alle voglie degli attaccanti avversari. E la sua squadra ha giocato “basso”, nella sua trequarti, ma si è trovata davanti 5 puntero alla Džeko: belli e impossibili, quasi inoffensivi. Con 1080 voti ci è andato più vicino di tutti Giovanni Giri, che avrebbe potuto anche portarla a casa, se non fosse stato per la débâcle del più incredibile, invedibile, impresentabile Partito Democratico della storia marchigiana. Vero è che il dato nazionale, e quelli di Roma e Milano in primis, non sono esaltanti per Renzi (e non parliamo di Napoli). Ma il PD ha retto a Camerano, ed è cascato in piedi a Morrovalle e a Castelfidardo. Al Porto, invece, i renziani raschiano 319 preferenze con 6 candidati su 16 in Città mia. Un mix di dinosauri e improvvisatori che a maggio ha faticato a portare gente agli incontri in piazza. E arrabattandosi a cercar voti coi Pacella, i Canaletti e i Fiaschetti ha ridotto a niente l’apporto “nutritivo” di Ceriscioli e Serracchiani.

Ma siccome questo era uno scontro tra orbi, va pure detto che Giri ha ceduto a Mozzicafreddo anche per l’iniziativa di alcuni “trapezisti” con la tessera del PD in tasca, che hanno travasato preferenze su Marco Pantone: 75 voti filati come fusi da sinistra a destra, per il fratello dell’ex consigliera di Uniti per Porto Recanati Maria Grazia Pantone, nonché cognato dell’ex assessore ai Lavori Pubblici nella giunta Montali, ed ex piddino, Andrea Dezi. Invece UPP paga lo scotto del tonfo-Montali. Un rimbalzo “tecnico” che frutta a Zoppi 959 voti: la fotografia della fetta più abbondante dell’altra città, quella che non sente le sirene dei ras Ubaldi e Giampaoli. A proposito: Rovazzani ha raccolto oltre 900 voti. Un prodigio che non sarà facile ripetere con una lista che ha pochi riferimenti di “bandiera”. Infine i Cinque Stelle. 792 voti contro 929 del 2014. Segno che PAC e Leonardi – oltre all’effetto-parenti – hanno graffiato. E che con 14 candidati non è facile brillare di luce riflessa da Di Maio & Co: un anno e mezzo di quasi-silenzio, in città, ha pesato più del simbolo.

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Ma veniamo al dopo. Una piagnucolosa amarezza ha spalmato di accidia i social e le chiacchiere nei bar. “Mi vergogno”, “Vado a vivere a Loreto” e altre giaculatorie del tutto idiote. Per i motivi detti sopra: se 2659 cittadini hanno votato tre liste diverse per dire “no” ai partiti del secondo paese d’Europa per malaffare e corruzione, beh, questo non vuol dire che la città è sdraiata sotto ai tacchi della Signora. Tutt’altro, diremmo. Semmai vuol dire che mezza città (il 48,2% dei voti) ha dei problemi organizzativi. E in parte anche cognitivi: non è il side car “ingegnere+signora” che deve scendere in picchiata dal suo minuscolo 1308, così, d’emblé, perché “il Burchio, il Consiglio di Stato, il cemento”.

Sono gli altri che si devono arrampicare a quella quota assolutamente non proibitiva. Evitando di sparire per i prossimi 4 anni e mezzo. Evitando personalismi. Evitando di lasciare il pallino in mano all’ingegnere. Evitando di prendere gli schiaffi sui giornali a botte di tranelli e falsità, senza rispondere né rettificare. Evitando i fatalismi radical chic di cui sopra (“ma tanto la gente non capisce”, un gentismo alla rovescio che fa pendant con quello grottesco degli ubaldiani). Evitando farse come l’abortito “Comitato No al Burchio”, che voleva nascere ad agosto 2015, con una sequenza di non detti e veti incrociati tra M5S e UPP, entrambi preoccupati di “non apparire”, ma vogliosi di metterci il cappello. Un “armiamoci e partite” che non ha fruttato niente, finché Passerotti ha tolto la castagna dal fuoco a tutti, reincaricando l’avvocato Berti – che prestissimo schizzerà via come un tappo di champagne – a tutela della città. Perciò, se vuoi essere “l’anti-Ubaldi”, e non vuoi mappare i bisogni personali delle persone, devi fare il salto nel cerchio di fuoco della scommessa e dell’apertura mentale. Devi fare i conti in tasca alla gente e spiegargli cosa costano, in un bilancio familiare, un marciapiede, una messe di lavoretti malfatti commissionati ad hoc alle solite dittarelle, una fideiussione non incassata. Devi osare e giocarti qualcosa del tuo orticello, anche facendo massa cogli altri oppositori, col rischio – risibile – di passargli qualche voto. E devi fare più fatica. Anche se pensi di averne già fatta tanta. Punto. Sennò resti un centravanti incompiuto. E Buffon ti fa sembrare un picio.

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