A CHE SERVE UN SINDACO?

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Si vota a San Severino Marche, Castelfidardo, Camerano. A Fossombrone, San Benedetto, Mondolfo. Si vota in 25 comuni nelle Marche, dalle 7 alle 23 di oggi. Ma a che cosa serve un sindaco? Perché bisogna votare, ad esempio a Porto Recanati? Molta gente pensa che questo voto sia un pensiero da maneggioni, da perditempo, o da fissati del rubafazzoletto. Gente che cerca un posto al sole, per sé o per il parente. Che alla fine è la stessa cosa. Un altro pensiero dominante è questo: ma che cosa può cambiare, in una cittadina così piccola, pescare in questo bailamme fatto di 6 liste per 100 candidati, mettendo una croce per questo o quello?

Ecco in breve il nostro parere. Votare un sindaco o l’altro può cambiare tantissimo. Semplificando: un sindaco non può fare acquedotti e archi di trionfo. Quello succedeva al tempo di Potentia, quando le cose le faceva Roma – e anche con una certa serietà. Perciò non chiedete al sindaco di risolvere questioni come la disoccupazione, il welfare, la sicurezza, l’immigrazione. Ce l’abbiamo già avuto il Sindaco Maximus, quello dei missili sull’Hotel House, delle associazioni pagate a lavoretti, del rigassificatore (se ne parla qui), della “Cernobbio dell’Adriatico” – cioè il Burchio cassato dal Consiglio di Stato, dimenticando che Cernobbio si affaccia sul Lago di Como, 146 km2, mentre il colle del Burchio si affaccia sul Potenza, e vedete qui sotto in che modo.

Secondo noi un sindaco deve tenere la città pulita, far pagare i giusti tributi per darci indietro i servizi sociali, la nettezza urbana, i contributi alla scuola – ad oggi miserabili. Deve dare l’indirizzo politico all’Urbanistica, al Turismo, ai Lavori pubblici. Deve gestire la Polizia locale, nominare il comandante, dargli direttive. Un sindaco dovrebbe riconsegnarci, tra 5 anni, una città pulita, decorosa, dignitosa, rispettosa delle regole urbanistiche, del commercio, dell’edilizia. Una città senza scarichi non collettati a fogna, come ce ne sono nei quartieri alla foce del fiume Potenza, a Montarice, e forse anche altrove. Una città che non si abbandoni all’avventurismo, all’affarismo, alla gola di pochi che prendono tanto da molti.

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Un sindaco non è un faraone, non è un ras, non è l’emissario obbediente di poteri che sono altrove e per i quali la città è una mucca da mungere. Un sindaco e la sua squadra non cazziano la stampa, non la bistrattano, non la snobbano, non la calunniano, non provano a sottometterla. Un sindaco non fa incontri privati con comandanti della guardia di Finanza, imprenditori, comandanti dei carabinieri. Non briga per procurare avvocati ad aziende private in contenzioso col Comune. Non si affida a persone che fanno cene e aperitivi con Srl che sono in tribunale contro il Comune e contro le tasche e la serenità di tutti i cittadini. Le stesse Srl che piazzano in città personaggi bidimensionali, miliardari sulla carta dei giornali e poveracci sul conto corrente, pupazzi da usare alla bisogna, tenuti in mano da soggetti senza scrupoli. Un sindaco è una persona seria, che presenta una lista seria di persone preparate e disinteressate, tutte all’altezza almeno del ruolo di consigliere comunale, se non di quello di assessore. E se non sapete trovarle tra i 100 che si sono candidati a Porto Recanati, beh, è un problema vostro. Che però diventa di tutti. Perché un sindaco non vi salverà la vita. Ma volendo ve la può distruggere.

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