41 SHOTS_LOREDANA ZOPPI, CANDIDATO SINDACO DI UNITI PER PORTO RECANATI

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Loredana Zoppi, 52 anni, è il candidato sindaco della lista Uniti per Porto Recanati (qui il programma elettorale) alle Comunali di domenica 5 giugno (si vota dalle 7 alle 23) a Porto Recanati. Avvocato, in passato è stata consigliere di opposizione per Uniti per Porto Recanati dal 2009 al 2014, e assessore al Bilancio e ai Servizi sociali nella breve esperienza di Noi per Porto Recanati, dal 2014 al 2015. L’intervista è la più lunga di tutte. A chi, nelle sue intenzioni e nei programmi presentati ai cittadini, pretende molto da se stesso e dai suoi avversari abbiamo ritenuto di chiedere più cose possibili. Crediamo però che valga la pena leggerla tutta, perché entriamo in tackle su una dozzina di questioni che hanno fatto parlare tutta la città nell’anno che è trascorso. Anche con Zoppi ci diamo del tu, come coi due precedenti intervistati.
Aggiungiamo che l’intervista si svolge nella sede di UPP di via Accardo, presenti diversi attivisti e la responsabile per la Comunicazione, nonché tesoriera, Eleonora Tiseni, che ci fa sapere che la campagna elettorale è costata al gruppo circa 2mila euro. C’è anche Lorenzo Riccetti, che per l’attinenza di alcune domande al suo incarico di vicesindaco e assessore all’Urbanistica è voluto intervenire su alcune questioni. L’intervista, registrata come tutte le altre, verbalizza fedelmente tutta la conversazione.

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Loredana Zoppi e la politica: come comincia questa storia?
Quasi per caso. Nel 2009, in occasione delle amministrative, mi contatta Lorenzo Riccetti e mi propone di far parte della lista UPP. Lì mi hanno convinto tante persone che mi hanno dato fiducia. Ebbi diverse perplessità, non pensavo di poter fare politica, né mi ero mai interessata a fondo dei problemi della città. Ma a livello sociale avevo fatto volontariato in parrocchia, dove faccio catechismo da quando avevo 15 anni. Ho fatto volontariato anche all’Hotel House, da parecchio tempo in qua, aiutando i bimbi a fare i compiti al pomeriggio. A suo tempo ho anche dato una mano a spostare i locali della Caritas.
È vero che sei una che non si sbilancia?
Per carattere sono una persona che parla e prende decisioni quando veramente so di che cosa sto parlando.
Che cosa ti ha insegnato l’ultima esperienza amministrativa?
Che in un progetto politico conta il rapporto che si crea tra le persone. È fondamentale: ci possono essere personalità che eccellono, ma bisogna giocare compatti. Ho avuto anche delle delusioni a livello di rapporti personali.

Com’è finita, e perché è finita l’esperienza di NPP? È vera la storia degli insulti e degli sputi dal balcone, all’indirizzo di alcuni consiglieri dimissionari, il 19 maggio 2015?
Ci siamo affacciati dal balcone, certo, eravamo io, Lorenzo e Sabrina, ma i consiglieri dimissionari erano tutti ben lontani, si stavano raccogliendo al bar. Il resto andrebbe contestualizzato al momento.
Io ricordo un “Ci vediamo Italo”, immortalato anche da un video, che pronunci tu, rivolta all’ex assessore Canaletti.
Sì, è vero, era l’espressione di una delusione nei rapporti personali. Perché si può cambiare idea, ma bisogna avere coraggio e onestà di dirlo in faccia. Se alcuni volevano muovere accuse verso di noi dovevano farlo prima di andare a firmare dal notaio, in un confronto aperto e trasparente, seduti intorno a un tavolo. Non nascondo la delusione avuta da Italo: con lui ci conoscevamo anche per questioni di parrocchia. Mi aspettavo sincerità e trasparenza in toto da lui. Ma se la mattina del giorno prima dici che ancora fai parte del gruppo e la mattina dopo ti dimetti dal notaio, beh, la delusione è tanta.

Quattro delle formazioni che erano in NPP hanno creato Città mia. Era tutto già pronto quel 19 maggio?
Magari qualcosa poteva essere già pronto, a livello di contatti. Prima che cadesse la giunta ho visto una riunione separata con Sabrina, in sala giunta. Con Montali c’erano dentro Agostinacchio, Fiaschetti, Dezi, Canaletti. Certo, col senno di poi fai due più due. Ma sul momento non ho tratto conclusioni particolari. Era il giorno prima della conferenza stampa al Deep Blu, dove le stesse persone avrebbero annunciato la remissione delle deleghe che avevano in amministrazione.
Vi siete parlati in quel frangente?
Non ci siamo parlati, li ho visti per caso. E non posso sapere che ruolo avesse Montali in quel contesto.
L’ultima volta sei stata la più votata della città, con 462 preferenze. Come funziona la tua “macchina del consenso”?
Ho accolto quel risultato con grande sorpresa. Anche perché non sono il tipo che fa telefonate a raffica. Come hanno sottolineato in tanti nei miei 5 anni di opposizione non ho fatto interventi in Consiglio. Dicevano che non ero capace di parlare. Ma io prima di esprimermi devo avere contezza di ciò che faccio. Io in quei 5 anni ho imparato.
Un sindaco però deve parlare, eccome.
Il sindaco qualcosa lo deve dire, ma con cognizione di causa.
Non pensi che la carenza di rappporti con la stampa sia stato un gap per NPP?
Siamo mancati nel contatto cogli elettori e con la città in genere. In quell’anno di amministrazione eravamo proiettati in un vortice fatto di emergenze e necessità immediate. Col senno di poi, ripresentandoci, vogliamo fare un passo avanti.
E come si fa?
Intanto nominando un consigliere con delega alla comunicazione. Che curerà l’informazione ai cittadini creando un portale web.
Una volta al governo avete fissato in 60 giorni i tempi di risposta per una domanda di accesso agli atti. Come mai? Non è tanto?
Onestamente non me lo ricordo.
Interviene Lorenzo Riccetti: L’accesso, fino al 2014, non era disciplinato in nessuna maniera. Fare un regolamento era un modo per dare uno strumento a chi vuole contestare, in mancanza di risposte alle domande di accesso agli atti, l’opacità dell’amministrazione.
Di nuovo Zoppi: In effetti la Donato aveva segnalato che al Comune mancava una quantità di regolamenti. Quindi anche quello andava fatto.
In generale come valuti quest’anno di commissariamento?
L’ho visto da fuori, come tutti. Il commissario ha gestito l’ordinaria amministrazione, e sulla vicenda del Burchio ha manifestato un grande senso di responsabilità e delle istituzioni.

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Perché questa città ha bisogno di arrivare a Roma per sapere che la delibera del Burchio è illegittima, e che non ha senso scambiare una concessione sul 2% del nostro territorio con un marciapiede e una ciclabile?
In realtà come città ci stiamo sensibilizzando. Noi veniamo da parecchi anni in cui è stata portata avanti una certa politica. Prendi la battaglia contro il rigassificatore: lì abbiamo capito che una certa coscienza si stava formando. Del resto contro il Burchio furono raccolte duemila firme.
Come si fa la sintesi di una società complessa come la nostra se, metti il caso, vincete col 20% dei voti?
Il consenso sarà molto frammentato, è vero. Ci sono parenti per tutti in più di una lista… Ma noi difendiamo il territorio, tuteliamo la salute: è questa la nostra sintesi, questo portiamo avanti. Faremo confronto a 360 gradi con la città, ma ci prenderemo anche la responsabilità di decisioni magari difficili.
Tipo? Fammi un esempio di un rospo che la città dovrebbe ingoiare per decisione di UPP.
Ma vedi, noi non abbiamo interessi personali. Quando ti presenti con un gruppo di questo tipo non c’è bisogno di fare ingoiare rospi a nessuno.
Quante chance avete di vincere?
Non ti so rispondere.
Perché bisognerebbe votarvi?
Perché il nostro è un progetto vero per il bene della città. Portato avanti da gente che vuole solo mettersi a disposizione per il bene della collettività. Non abbiamo paura di sbagliare. Se faremo errori saranno fatti in buona fede. Se poi i cittadini riterranno che altri progetti sono più validi del nostro ne prenderemo atto.
Qual è il vostro punto di forza?
Una grande concretezza. In quegli 11 mesi a Palazzo Volpini abbiamo avuto contezza di come funziona un bilancio. In più vogliamo una progettazione a 360 gradi, non per comparti stagni. Turismo, cultura, commercio, tutto va collegato. Anzi, il punto di forza è proprio la cultura. In lista ci sono persone che in questo ambito hanno lavorato con qualità, ad esempio in Pinacoteca. La cultura è stata troppo trascurata, in questi anni.
Ti occuperai tu, da sindaco, di cultura?
C’è qualcuno di più idoneo, tagliato apposta per questo. Ma tra di noi non abbiamo mai parlato ancora di incarichi.

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Perché siete caduti quel 19 maggio 2015? Era la Montali che non seppe fare “la sintesi”?
Siamo caduti perché tre persone della maggioranza sono andate a firmare dal notaio. La Montali? Più che altro c’erano componenti di NPP che non ci hanno creduto fin dal’inizio. Già il giorno dell’assegnazione degli incarichi Petro Feliciotti rifiutò le sue deleghe. Fino al giorno prima del consiglio del Burchio non sapevamo come avrebbero votato alcuni nostri compagni di viaggio.
Interviene Riccetti: “Ricordo che la mattina del 20 novembre 2014 il PD presentò una proposta di deliberazione in fotocopia a quella della Ubaldi: cioè di pura approvazione del progetto del Burchio”.
Se andate a governare come la risolvete con Daniele Re, che è un dirigente che ha più potere di prima, ha firmato un progetto, quello del marciapiede di via Montarice, che invade per 700 metri lineari il terreno di Opere Laiche, dove sono piantati i pali della luce di iGuzzini, e alla fine non ha mai fatto nulla in sintonia con voi? Non credete che il suo settore sarà abbinato a un assessorato ingovernabile per voi?
Bella domanda. La nostra battaglia non era contro la persona, intanto. Bisognava razionalizzare, efficientare il lavoro degli uffici. A livello di organico Urbanistica e LLPP lavoravano con diversi impiegati di livello B, che non possono sottoscrivere procedimenti amministrativi.
Interviene Riccetti: L’accorpamento ovviava al problema di un funzionario che si alza dalla sedia, esce in città, magari a fare un sopralluogo, e paralizza l’ufficio, che resta senza funzionari con potere di firma. Insomma, un ufficio accorpato funzionava meglio, perché con due funzionari in carica nello stesso ufficio ogni volta ce n’era uno responsabile del procedimento, e l’altro che firmava l’autorizzazione paesaggistica. Sennò fa tutto una sola persona. Un esempio per tutti: la lottizzazione Zeus, dove il Comune non aveva preso in carico le opere pubbliche, quindi non potevamo manco mandare gli operai a scopare per terra. Altro esempio: per le fognature di zona Peep mancavano i progetti esecutivi, con i dettagli delle opere, tipo sezioni dei cavi, tipologia dei tombini etc. Spesso in Comune mancano i progetti finali, il ‘come si fa’ delle opere.
Ma allora, tornando al punto, come si risolve la mancanza di feeling con Daniele Re?
Non è una questione personale. Noi come amministratori diamo delle indicazioni al funzionario. Prendi il MEPA: ho insistito molto da assessore al Bilancio, bisogna ricorrere al MEPA. È un obbligo di legge. Se confrontiamo i preventivi di beni e servizi ci può essere un risparmio di soldi enorme. Noi, in Comune, gli acquisti li facevamo nel negozio vicino casa. Se metto in concorrenza i “negozi” il prezzo scende. E il Comune risparmia, il cittadino risparmia.
Quindi mi state dicendo che col Comune lavorano sempre le stesse ditte? E che in questo “giro” è difficile inserirsi?
Non è facile.
Quindi c’è un novero di ditte che lavora con più facilità, giusto?
Io posso dirti che se faccio fare dei lavori con la caratteristica della “somma urgenza” alla fine lavorano sempre le stesse ditte.
Avete fatto un accesso agli atti per capire come è stata finanziato il rifacimento dell’asfalto sulla strada della pineta, quella che porta al Pineta Beach, per intenderci. Che cosa non ha funzionato?
Risponde Riccetti: Siccome la strada appartiene per metà a Volpini avrebbe dovuto partecipare anche lui alla spesa, che invece è pesata tutta sulle casse del Comune. Abbiamo chiesto spiegazioni e ci hanno detto che la strada era polverosa, quindi la spesa è giustificata dalla salute pubblica, per via delle polveri che si levavano al passaggio delle auto.
Come risolverete la questione della Protezione Civile locale, che attualmente è ferma al punto in cui eravamo al 2015?
Costituiremo un gruppo coeso, coinvolgendo altri cittadini. Attualmente manca perfino una sede. E poi, per i cittadini, vogliamo introdurre un sistema di avviso via sms.

Delibera 3 luglio 2014_Farmacia

Passiamo al vostro comunicato del 3 aprile 2015, in cui contestavate la nomina di Gaetano Agostinacchio alla presidenza della Farmacia comunale. Non era meglio non farlo?
Noi volevamo attribuire l’incarico in base a competenze e meriti. Si era votata una delibera, in Consiglio comunale, che diceva questo (nel Consiglio comunale del 3 luglio 2015, ndr).
Ma nel vostro comunicato c’era un’accusa pesante al sindaco. Avete scritto che la Montali è venuta meno a una “forte discontinuità col passato”. Non è che di NPP eravate già stufi?
Noi non volevamo sconfessare in toto il sindaco. Ma far capire, dopo diversi tentativi di confronto col resto della maggioranza, che non parlavamo a vanvera. Noi non abbiamo condiviso quella decisione. Ora, col senno di poi, possiamo dire che certe situazioni furono create per metterci in difficoltà e darci la colpa della caduta dell’amministrazione.
Quello della farmacia quindi fu un casus belli creato ad arte?
Sì. Come il caso Canaletti. Ma spettava al sindaco ritirargli le deleghe.
Interviene Riccetti: Montali, dopo l’episodio del pizzino di Pacella via Facebook, ci disse ‘Chiedetemi pubblicamente le dimissioni di Canaletti’. Ma le deleghe le deve togliere lei. È lei il sindaco.

NPP
Allora veniamo all’origine di tutto. Perché vi alleaste col PD e le civiche due anni fa?
Non c’era altra scelta.
Interviene Riccetti: Noi non avemmo, al tempo, un confronto diretto col PD. Non siamo mai stati invitati a quel tavolo. Però al candidato sindaco Montali abbiamo chiesto se condivideva i nostri stessi principi. Al 90% erano gli stessi.
Riprende Zoppi: E poi credevamo nella battaglia del Burchio. Abbiamo difeso il territorio, di questo ci va dato atto.
Quindi NPP non era una lista fatta per vincere e basta?
Era una lista basata su un programma condiviso. Montali ha tenuto fede alla parola. Il PD no.
Siete stati i soli, però, almeno secondo le accuse, a chiedere incarichi precisi.
Chiedemmo l’urbanistica e il ruolo di vicesindaco, perché sapevamo di portare tanti voti e temevamo che sul Burchio ci sarebbero state capriole. Ripeto, col PD non ci furono incontri, né formali né informali.
Ma non è un po’ troppo fare un patto col primo partito italiano, senza incontrarlo?
Noi in realtà li avevamo incontrati, ma senza raggiungere l’accordo. E poi il PD non si precludeva niente. Per loro non c’erano punti fermi sul programma e nemmeno sugli alleati.
Interviene Riccetti: Col PD funziona così: ti ricevono e ti dicono ‘Se vuoi vieni con noi’. Ma non dicono a fare che. Se era per loro potevamo trovarci in lista anche Rosalba Ubaldi.
Quindi perché fare quest’alleanza? Per il Burchio?
Per la tutela del territorio. E perché ci fidavamo di Montali.
Ma sul Burchio la Montali, almeno all’inizio, non si era un po’ barcamenata, magari sapendo che in fondo il PD era burchista?
No. Sabrina sul Burchio si è sempre battuta. Ha dato prova di assoluta correttezza.

Foto di gruppo del sindaco Sabrina Montali, al centro, con, da sinistra, Giuliano Paccamiccio, Lorenzo Riccetti, Loredana Zoppi e Alessandro Palestrini.

Quindi perché non vi presentate con Sabrina Montali? Che cosa è successo tra di voi?
Lei ci ha chiesto di sostenerla fino all’ultimo, perché fosse chiaro che la scelta di farla cadere era in capo ad altri, e non a noi. Noi l’abbiamo assecondata, anche se poi ci hanno detto che eravamo dei “poltronari”. Dopodiché non abbiamo avuto tante occasioni di incontro con Sabrina. L’abbiamo invitata nell’associazione UPP, ma lei ha declinato. Quando Lorenzo firmò con Bianchi e Agostinacchio un documento che riguardava il Burchio, Montali ha reagito con fortissime critiche. Era chiaro che non era una manovra di avvicinamento politico. E lo chiarimmo subito. Eppure Sabrina ci ha accusati, con un manifesto, di essere doppiogiochisti e portatori della peggior politica veterocomunista.
Perché voi, invece, faceste quello sciagurato manifesto contro la stampa, nel settembre del 2014? Si parlava di “macchina del fango”…
Il manifesto lo volle Sabrina: era una sua iniziativa.
Come si articola la vostra alleanza con Sel? Avranno diritto a qualcosa, in caso di vostra vittoria?
Intanto con Sel non è stata fatta una coalizione. I nostri 16 candidati sono espressione di totale civicità, nessuno ha tessere di partito. Palestrini ha chiarito che Sel attraversa un momento di transizione. E che si riconosce nel nostro progetto. Quindi dentro la nostra lista sceglierà i candidati per cui votare.
In un anno di commissariamento i partiti hanno fatto parlare dei loro movimenti. Si è parlato poco di città, però. Perché?
Noi abbiamo fatto iniziative pubbliche, parlando di Banca Marche, della salubrità dell’acqua, della balneazione, delle polveri sottili. La salute è al centro del nostro programma.
Tutti dicono che il Comune non ha soldi per fare opere pubbliche. Come si fa senza quattrini?
Potremmo spendere più soldi di prima, basterebbe razionalizzare la spesa. In più dei soldi si sono già trovati: per la scuola è arrivato un finanziamento dal MIUR di 478mila euro. Lo chiedemmo noi, nel dicembre 2014, per la messa a norma della Medi a livello antisismico.
Come si rilanciano il turismo e il commercio?
Con la cultura. È un motore fondamentale per riavviare il turismo, con iniziative di un certo livello che possono attrarre le persone per tutto l’anno.
Non trovi che la città sia troppo sporca?
Sì. Ma non so dirti il perché. Nei nostri primi 100 giorni ci occuperemo anche di questo.

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In che modo Giuseppe Giampaoli ha interferito, se ha interferito, sull’amministrazione Montali?
Non lo so. Ci sono stati riferiti, ma non dalla Montali, degli incontri che lo vedevano coinvolto.
È vero o no che il COSMARI propose, attraverso Canaletti, di reinvestire in pulizia della spiagge 37mila dei 41mila euro ricavati come risparmio dalla raccolta differenziata?
Risparmiando 40mila euro sul secondo giro del giallo (dal 2015 il giallo in città viene ritirato una volta a settimana, anziché due, ndr) Canaletti ci aveva suggerito di reinvestire quella cifra per fare la differenziata sulle spiagge, con un acquisto di bidoni dal costo pesante. La proposta di Italo, fatta in giunta, fu di comprare 10mila euro in bidoni, da comprare dal COSMARI. E il resto della cifra andava nell’assunzione a tempo determinato di operatori che gestivano la raccolta. Io personalmente in giunta obiettai che l’onere di acquisto dei bidoni spettasse al COSMARI. E che avendo quei soldi in cassa era giusto tagliare la TARI.

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Un po’ come hanno fatto di recente a San Severino. Cambiando argomento, fino ad oggi come sono stati spesi i soldi pubblici all’Hotel House? Virtuosamente o no? State monitorando il nuovo bando europeo?
Non lo conosco con esattezza. Per il passato: noi eravamo all’opposizione, la cifra che ballava era di oltre 500mila euro, ci dissero che era un progetto fatto di servizi, e che i fondi furono ripartiti tra i soggetti che partecipavano. Cioè il Comune, la cooperativa Il Faro, il Centro di ascolto Tabor e altri soggetti, più gli operatori che hanno lavorato con loro.
Perché la famosa delibera di giunta sui parcheggi in centro storico differisce da quella del Consiglio comunale?
Risponde Riccetti: Rifacendo il bando per la gestione dei parcheggi ci eravamo dati degli obiettivi. Tra questi inserire la zona del Borgo Marinaro nell’area pedonale, e dividere in tre blocchi i parcheggi di via Cementieri: uno gratis, uno per i residenti e uno a pagamento, cosicché lo svantaggio di avere delle strisce blu era compensato dal fatto che c’erano i posti riservati a chi abita in centro. In più, notando che in zona Castello c’erano dei parcheggi gratuiti, volemmo mettere delle soste a pagamento in via Loreto. Vignoni (l’ex comandante della Municipale, ndr) mi assicurò che l’indicazione delle vie non era vincolante per la giunta: lo era, invece, l’indicazione delle tariffe. Contestualmente nel bando dei parcheggi inserimmo la possibilità di fare offerta tecnica migliorativa, che introduceva tre varchi elettronici omologati negli ingressi di via Pastrengo, via Garibaldi e via Galilei. Tutto ciò anche per eliminare una volta per sempre i permessi di carta.
Cosicché se passo con l’auto e non sono residente mi arriva la multa a casa. E che fine ha fatto tutto ciò?
La società che ha vinto il bando deve fare i varchi entro l’inizio della stagione estiva.
Ma perché la cifra del parcheggio è salita da 1 euro a 1,20 l’ora?
Quell’aumento fu fatto con delibera dalla Ubaldi. Ma nel bando per gestire i parcheggi non fu mai adeguato il prezzo dei parcheggi. Tanto che la società che gestiva i parcheggi ci ha dovuto rifondere la differenza tra il costo di prima e quello attuale.
E come mai? Che colpa hanno loro?
Perché comunque avrebbero dovuto mettere i cartelli con le cifre aggiornate. Cosa che non hanno fatto. Quindi chi ha parcheggiato in questi anni ha pagato la solita cifra, e i gestori ci hanno indennizzato per il mancato guadagno.

La sindaco Sabrina Montali con Salvatore La Galia di Dicearco, a destra.Perché nei vari casi di Coneroblu, Dicearco e Bonanni le fideiussioni hanno sempre qualcosa che non va? E come si fa per farsi dare i soldi quando è il caso di lavori incompleti, o eseguiti male?
Sono tutti soldi che mancano. Bisogna fare attenzione e controllare tutte le lottizzazioni, per riscuotere le fideiussioni. Il fatto è che per escutere la fideiussione ci vuole il collaudo. Che spesso non viene fatto. Del che va chiesto conto a chi c’era prima di noi.
Passiamo al marciapiede del Burchio: quanto ci costa?
Il marciapiede non è stato collaudato. Domanda: l’opera è utile? È conforme al progetto? Ci sono tante incognite. Quindi possiamo dirlo con certezza: non andremo certo in default per pagare, se davvero dobbiamo pagare, quel marciapiede.

Perché il Comune ha perso al TAR contro la Khai? E come risolverete la lacuna che c’è nelle NTA? Il tribunale ha detto giustamente che quella norma del 2009 lascia al Comune un arbitrio totale: se vogliamo noi apri, sennò no. Il che è assurdo, e infatti quella norma, per legge, di fatto non esiste. Quindi quella norma è una non norma, un “venghino siori” che non permette di dire “No” a nessuno. Non trovate che averla lasciata lì avvantaggi di fatto i terzisti e tutte le aziende che vogliono aprire uno stabilimento insalubre?
Io mi occupavo di bilancio. Do la parola a Lorenzo.

Sentenza Khai
Interviene Riccetti: La sentenza ha dato preminenza alla verifica dell’autorizzazione ambientale rispetto al vincolo urbanistico.
Ok, ma se andate a Palazzo Volpini, davanti a una nuova richiesta di apertura, come vi comportate?
Risponde Riccetti: C’è da rifare la norma. Noi chiedemmo a Natalini di modificare il vincolo dentro le NTA: va trovato il modo di fermare questi insediamenti in un’area sovraccarica di aziende che producono emissioni dannose.

Che farete con l’amianto in via Roma, sopra il bocciodromo, in via Bronzini, in via della Repubblica, sul capannone Nervi, in via Pacinotti?
Creeremo un fondo comunale per bonificare tutte queste aree.
E come farete col piano antenne, che sta lì fermo da un anno e non va in approvazione?
Sono pervenute delle osservazioni. Non sappiamo perché non ci siano stati altri passaggi, nonostante le insistenze del Comitato Inquinamento elettromagnetico e Amianto No grazie. Ora chiunque può piazzare antenne dove vuole. Noi porteremo il piano ad approvazione.
A suo tempo avete criticato Pina Citaroni, consigliera e presidente di quartiere. Dopodiché candidate due presidenti di quartiere. Che coerenza è?
La incompatibilità non si riscontra in questa fase. Se i presidenti di quartiere saranno eletti si dimetteranno. Noi non chiedemmo dimissioni alla Citaroni, le chiese il sindaco d’accordo con la segretaria comunale.

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Come avete fatto a sapere quello che si disse la sera del 29 ottobre 2014 nella sede del PD, col professor Lorenzotti? Riceveste il contenuto di un’intercettazione illecita, come scritto da alcuni giornali?
Non ricordo con esattezza tutti i passaggi. La cosa dello spionaggio fa sorridere. C’erano delle persone presenti che ci hanno riferito.
Interviene Riccetti: L’anomalia è che al PD si facevano riunioni di settore cogli avvocati della Coneroblu, prima ancora che si formalizzasse la loro uscita dalla maggioranza.

Riprende vita la ex scuola Diaz, trasformata per le feste nel Villaggio di Babbo Natale..jpg

Torniamo al Natale 2014 e agli sponsor di quelle iniziative, come il Villaggio di Babbo Natale. Che cos’è la immobiliare Skema e che cosa vuole a Porto Recanati?
Intanto non c’erano i soldi per fare chissà che cosa, per quel Natale. Il programma fu fatto da Canaletti che contattò tutti gli stakeholder. Io non ho mai parlato con Skema. Né riesco a capire quale può essere l’accusa nei nostri confronti.
Forse qualcuno pensa che Skema si preparava a fare un investimento immobiliare in città. Il che cozzerebbe con le vostre promesse di “zero consumo di suolo”…
Questo assolutamente no. Non mi risulta e non c’erano conflitti di interesse. Più che altro io da assessore al Bilancio ho voluto evitare che si agisse all’impronta e con superficialità. Perciò mi ha molto sorpresa leggere sul giornale che i proprietari del tendone chiedono ancora soldi al Comune.
Qualcuno aveva fatto promesse a livello personale, a quei signori?
Non lo so. So solo che fui accusata di essere il cane da guardia degli assessori. Anzi, mi chiamavano proprio così: “il ca’ da guardia”.

È vero che nel 2009 avete copiato il programma elettorale dalla lista candidata in un altro comune? Come vi è venuto in mente?
Interviene Riccetti: Spiego io perché riguarda direttamente me. Quando nel 2009 il PD mi cercò per candidarmi a sindaco posi come condizione che non si sarebbe fatto il rigassificatore al largo di Porto Recanati. Di punto in bianco, poco più tardi, mi dissero che si facevano delle primarie di coalizione, ma che contro di me non si sarebbe presentato nessuno. Invece si presentò Donato Caporalini, sostenuto da una minoranza contro le direttive già votate in assemblea. A quel punto non c’era tempo di buttar giù un programma meticoloso per le primarie, e attinsi da quello del PD di Imola, di cui condividevo valori e principi.
Come finanziate la campagna elettorale? Con quali cifre?
Ognuno mette quanto può. La sede ci è offerta in comodato gratuito da una nostra sostenitrice, Ida Cittadini. Abbiamo un tesoriere, Eleonora Tiseni. Due anni fa il tesoriere di NPP era Carlo Reboli, ma ci furono sponsorizzazioni che andarono a pagare i camion vela e gli spazi sul Corriere Adriatico. E non sappiamo chi le saldò.
Dicono che nei vostri 11 mesi al governo avete maciullato le associazioni in città. Che cosa rispondi?
Con la nuova legislazione per il Comune non è più possibile saldare affitti e utenze per soggetti privati. Da subito ci siamo resi disponibili per collocare le associazioni che sono in affitto da privati in locali comunali, proponendo sedi nuove. È tutto a verbale. Stavolta vogliamo rilanciare il Kursaal e fare un solo museo del Mare alla scola Diaz.
Le mafie hanno voce in capitolo a Porto Recanati?
È una questione sensibile. Ci sono stati arresti importanti ultimamente. E la gente sul tema ha paura ad esporsi. Io non ho paura.

Estratti video Giampaoli (1)

Caso Giampaoli: la tua opinione?
È diffusa, in città, una volontà di controllo sulla stampa che non ci appartiene. Chi fa politica e si espone pubblicamente deve accettare il suo ruolo, le domande, il confronto. In quella circostanza Giampaoli ha danneggiato l’immagine della sua coalizione.

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