41 SHOTS_INTERVISTA A SAURO PIGINI, CANDIDATO SINDACO DEL MOVIMENTO CINQUE STELLE

Sauro

Sauro Pigini, 49 anni, è il candidato sindaco della lista Movimento Cinque Stelle (qui il programma elettorale) alle Comunali di domenica 5 giugno (si vota dalle 7 alle 23) a Porto Recanati. Laureato in Ingegneria Elettronica, progettista, si occupa di soluzioni ad alta tecnologia, specialmente di telecontrollo per impianti remotizzati, dalle illuminazioni digitali alle segnalazioni stradali “intelligenti”.
Con Sauro la chiacchierata riprende da dove l’avevamo interrotta: vi eravamo infatti debitori della seconda parte di un’intervista uscita a marzo, che riattualizziamo con alcune domande sulla campagna elettorale e sulle sorti del rigassificatore offshore che, nonostante abbia tutte la autorizzazioni, per il momento non è stato ancora realizzato al largo di Porto Recanati.

Sauro, a Porto Recanati ci sono dei nodi irrisolti a livello di edifici pubblici. La scuola Diaz è rimasta un ibrido tra sede per associazioni e luogo da recuperare, la biblioteca comunale conta 25mila volumi chiusi nei cartoni. Come si fa?
La Diaz al momento ha una destinazione commerciale. Noi la cambieremo e ci faremo un centro policulturale, dove magari portare anche delle associazioni che oggi hanno problemi di collocazione.

Questo slideshow richiede JavaScript.

Che idee avete per il teatro e per il cinema?
Non esiste che nel 2016 la gente debba trovare difficoltà a fare attività importanti e di grossa soddisfazione come il teatro. E io ne so qualcosa, perché fui tra i fondatori della compagnia L’Arca. Nello specifico, per il Kursaal vedremo bene come stanno le cose. Bisogna almeno ridargli la minima decenza. Così com’è non si riesce a guardare.
Come si rilancia il commercio?
Col turismo. Se la stagione va male il commercio soffre. Mio papà era macellaio, quindi da ragazzino lo vedevo coi miei occhi: d’estate lavorava tanto di più.
Ma non si vive di sola estate. Anzi, la città d’inverno oramai muore…
In effetti qualcosa va fatto per risollevare il commercio anche d’inverno. Oggi se ti fermi 5 minuti con la macchina per prendere una cosa in un negozio ti becchi un multone enorme. Ma ci si potrebbe benissimo organizzare diversamente. Anche perché, per converso, se butti a terra lattine o rifiuti non ti dice niente nessuno. Non è concepibile.
Dove metteresti il mercato, d’inverno?
Non c’è una risposta immediata. Faremo un’analisi precisa dei pro e dei contro. Alla fine faremo ciò che interessa gli operatori. Qualcosa ancora non funziona in piazza: miglioreremo la sistemazione, con dei cambiamenti importanti. Faremo tutto di concerto con la città e con chi lavora in piazza e al mercato.
Come vedi il lavoro che sta facendo la Regione per il problema dell’erosione?
Si sono attivati, almeno pare: a Scossicci si potrebbe partire dal problema e trasformarlo in opportunità, facendo una bella ciclabile e arretrando i balneari.

Questo slideshow richiede JavaScript.

Nel vostro programma parlate di certificazione EMAS, un riconoscimento che abilita un ente a richiedere fondi europei.
Esatto. E a Palazzo Volpini ci doteremo di personale specializzato nello scouting dei bandi.
Senti, sempre restando al programma, che cos’è invece la TIA?
È il sistema che modifica la TARI, per cui il cittadino paga per i rifiuti che produce. Così se sono attento pago di meno, sennò pago di più. In Emilia lo stanno già facendo, e va molto forte. Non è la soluzione di ogni male, ma il cittadino, col sistema attuale, si sente il bancomat delle istituzioni. E non va bene.

M5S all'HH

E invece per l’Hotel House?
Lì si può fare tantissimo. Specifico subito che non vogliamo abbatterlo e con le macerie fare gli scogli (riferimento ironico a una sorta di baratto proposto da un imprenditore recanatese all’indomani dell’annullamento delle delibere del Burchio da parte della giunta Montali, ndr)… Faremo un piano di recupero, che possa diluire la presenza dei residenti, invece che concentrarla. Altrimenti il degrado si amplia al resto del paese.

Le due antenne e il tetto del magazzino rivestito di amianto.

Parliamo di ambiente. Che soluzioni hai per la questione amianto, un materiale che incombe sulle nostre teste dal capannone Nervi al tetto del bocciodromo in via Roma, alla sede della Croce Azzurra in via Bronzini, fino al capannone di Giri Arredo Bagno, in via Pacinotti?
Faremo delle bonifiche, e dove non sono possibili faremo monitoraggio. Normale che si dovrà mettere insieme un budget per sostenere i costi.
Che ne pensi dell’inquinamento atmosferico a Santa Maria in Potenza e Castelnuovo?
La qualità dell’aria è un indice importante di vivibilità. Non posso prendere la barca per avere l’aria pulita… Poi c’è anche la questione dell’inquinamento elettromagnetico.
Lo farete approvare il piano antenne presentato nel giugno 2015 da Polab?
È il solo strumento di difesa che abbiamo. Così com’è non ci piace, abbiamo fatto delle osservazioni. Polab ha indicato delle variabili, ma non indica quali siano le zone a rischio, e non valuta la specificità delle singole zone, come i parchi ad esempio. Quindi va ricalcolato daccapo il posizionamento delle antenne.

Senti, in questa campagna elettorale non si è parlato un po’ troppo di strategie, di “chi vince”, e pochissimo di città?
È un male nazionale, questo. Che dipende anche da vent’anni di governo Berlusconi. Io mi sono appunto candidato per fare qualcosa. Prendi il mio gruppo: dentro ci sono persone di ogni genere e competenza. Intanto, in questi anni, abbiamo creato il mito della classe politica. Un po’ come funziona coi calciatori: li stiamo a guardare. Invece bisogna partecipare. Non ci sono alternative.
Ma non sarà la nostra città che aspetta la paghetta del sabato dal politico di turno, per comprarsi i balocchi? Secondo me ci sono tantissimi cittadini che si arrabattano come piccoli faccendieri, in attesa dell’obolo del potente.
È vero che c’è una cultura di pigrizia. Ci vorrebbe un contratto sociale, per cui tu mi governi e curi gli interessi della comunità. Invece spesso la macchina burocratica diventa un aspirapolvere di risorse che vengono risucchiate alla città a beneficio di pochi.
Ha funzionato, questo aspirapolvere, in città?
Sì, e lo spegneremo. Per me quello che ho me l’ha dato in prestito mio figlio. E quando sarà grande mi chiederà non come la pensavo, ma che cosa ho fatto. E poi, io non voglio che mio figlio vada a lavorare all’estero. Io ho sempre rinunciato a esperienze in terra straniera. Porto Recanati per me vuol dire il mare, le radici, i genitori…
Quindi che politica è quella che sta alle nostre spalle, negli ultimi 20 anni, a Porto Recanati?
In America si dice “money or life”, o la borsa o la vita. In Italia da cittadini che eravamo siamo diventati consumatori, e così, invece che essere sovrani, stiamo diventando sudditi. È un fenomeno culturale al quale la classe politica è andata dietro. Ma non serve un cambiamento, serve una trasformazione. Bisogna lavorare sulla solidarietà e sulla cultura, per cui se qualcuno ci chiede “money or life” io dico che le prendo entrambi.

Veniamo a voi: c’è stata maretta, questo inverno, nel vostro gruppo. Si è parlato anche di riunioni che non erano aperte a tutti i membri del gruppo. Come mai?
Non esistono riunioni segrete, anzi, siamo sempre in posti pubblici, non abbiamo sedi, com’è noto.
Non c’è stata la sindrome della “roba”, o la voglia di tenersi per sé il simbolo del M5S?
No. Siamo un gruppo di amici. Lo siamo diventati conoscendoci. Chiaro che ci sono sensibilità e ragionamenti diversi, ma il bello è anche confrontarsi e trovare una quadra.
Una questione che ti riguarda personalmente: ci risulta che hai chiesto il ricalcolo delle cartelle Imu di alcuni terreni all’ufficio tributi del Comune. Ci racconti questa storia?
Parliamo di un terreno di campagna in zona Santa Maria in Potenza, grande 3 ettari, che per metà è di mio padre. E che sulla base di una perizia non giurata il Comune ha valutato in 50 euro al metro quadro. Ma in realtà quel terreno vale 16-17 euro al metro. Per dire, a mio papà dei privati hanno offerto 9 euro al m2 per una porzione del campo, dove volevano ricavare un parcheggio per corriere. Veramente non è possibile da un anno all’altro trovarsi a dover pagare 5-6 volte più di prima. Per un pensionato sono cifre pesanti. E la stessa cosa è successa ad altri proprietari.
Avete aperto un contenzioso?
Sì. E in commissione tributaria un giudice ci dirà che cosa dobbiamo fare.
Quindi questa cosa non inficia la tua candidatura?

Con la commissione tributaria il sindaco non c’entra niente. E comunque l’urbanistica non sarebbe, in ogni caso, il mio lavoro.

La spiaggia del Millelire
Ok, senti, come immagini Porto Recanati tra 5 anni?
Me l’immagino come un paese con più fiducia. Nessuno è perfetto, e nemmno la nostra città lo è, certamente. Ma questa non deve essere una scusa per mettersi seduti: dobbiamo crescere, trovare la pace.
Siamo una città multietnica. I giovani però se ne vanno. Ci sono settori come edilizia e industria che sono svuotati. Oggi come oggi, tu ci compreresti casa a Porto Recanati?
Subito. Anche perché alcuni problemi sono ingigantiti dalle speculazioni politiche. Prendiamo l’immigrazione: mio figlio fa la terza elementare, quando faceva la prima c’erano 7-8 immigrati con lui. Di recente gli ho chiesto: “Quanti stranieri ci sono in classe?”. E lui mi risponde: “Due. Perché gli altri hanno imparato l’italiano”. Beh, questa cosa mi ha colpito tantissimo.
I piccoli sono più grandi di noi.
Sì. E bisogna fare qualcosa per chiudere questa transizione tra due mondi, cioè il passato e il futuro. Le Marche sono una terra bellissima, gli stranieri vengono qui e si comprano le case, e noi che facciamo, fuggiamo?

Banda Schiavi
C’è la presenza della mafia, a Porto Recanati?
Spero che ce ne sia poca.
Non è che la politica ci ha dormito sopra, su queste questioni?
La politica non so se ha dormito, o se magari sotto lavorava in silenzio con le forze dell’ordine.
Ma perché limitarsi a lavorare sotto? Non si può parlare anche di mafia, per far crescere una coscienza civile?
Certo che sì. Soprattutto si deve parlare di prevenzione. La mafia non è una causa, ma un effetto. La mafia arriva quando una situazione di contorno permette ai mafiosi di prendere campo, perché non c’è contrasto per loro. E la politica, a partire dalle scuole, deve coinvolgere i ragazzi e creare una rete di solidarietà. Che poi è quello che ci manca. È un po’ come andare a pesca: se faccio una buona rete tengo l’impatto. Perciò bisogna coinvolgere tutti i cittadini e le associazioni.

Questo slideshow richiede JavaScript.

Parliamo di rigassificatore: è davvero finita questa storia?
Non è finita. È soltanto in stand by. Nel gennaio 2011 il Ministero dell’ambiente ha pubblicato il decreto di VIA. Vuol dire che Tritone può costruire l’impianto: tutto quello che deve fare, prima, è chiamare una conferenza dei servizi decisoria. Se non l’hanno fatto finora è per questioni loro, evidentemente, ma possono farlo in ogni momento.
Non occorre il sì degli altri comuni della Riviera?
No. Basta il nostro, perché il gasdotto di collegamento passa a nord del Jet Hotel, e dalla spiaggia arriva fino alla stazione di miscelazione. Il fatto è che la giunta Fabbracci, il 14 luglio 2008, espresse parere favorevole all’impianto. E appena 3 giorni prima la questione fu portata in conferenza di servizi. Quel parere lo firmarono Piscitelli, Leonardi, Fabbracci, Attaccalite e Ubaldi. Come vedi, molti di questi girano ancora come candidati sindaci e consiglieri. Del resto ormai la Leonardi è abituata a firmare un po’ di tutto. E chi glielo spiega alla Lega Nord? Loro ai tempi erano contrari al rigassificatore…
Ma fammi capire, noi potremmo trovarci un megarigassificatore al largo di Porto Recanati dalla sera alla mattina, anche con la prossima amministrazione?
Certo. Oggi l’impianto è come un Frankenstein dentro una cassa, con tutti i fili attaccati, pronto per essere rianimato. Pensa che la Provincia scrisse che i pesci, col rigassificatore, morivano per via dell’ipoclorito di sodio, mentre gli altri che restavano vivi diventavano cancerogeni.

rigass.jpg
Se davvero è così, è anche un danno enorme per la pesca. Ma che c’entra l’ipoclorito?
Serve come biocida per togliere alghe e batteri dai tubi che la piattaforma adopera per scaldare il gas che viene portato dalla nave metaniera.
Come mai?
Beh, la nave porta gas liquido, che è una cosa conveniente, perché rimane 600 volte più ridotto, come volume, dello stato gassoso. Solo che il gas liquido ha una temperatura di -170 gradi. Per riportarlo a temperatura ambiente va scaldato. E per farlo gli offshore usano l’acqua del mare. Dopodiché la rigettano via dai tubi. Dentro ai quali si formano alghe etc. Ecco, l’ipoclorito serve a uccidere queste forme di vita, per tenere liberi i tubi.
Capito. Che fareste voi, se andate al governo?
Vorremmo metterci in sicurezza con una delibera. Ma intanto vediamo se la VIA è valida. Perché non sappiamo se sia stata trascritta in Gazzetta Ufficiale.
Che cosa scrivereste nella delibera?
Una mozione di contrarietà identica a quella della Regione Marche.
Che cosa credeva di guadagnare Porto Recanati col rigassificatore?
Un indennizzo per l’impatto sul territorio. Era un importo che era cresciuto di dieci volte, tra l’altro proprio grazie al comitato No rigassificatore.
Quanti soldi erano?
Si parlava di 10 milioni di euro. Ma erano voci di corridoio. A Palazzo Volpini erano tutti contenti. Alla fine, per via di questa “moltiplicazione”, eravamo diventati simpatici a tutti…
I rischi di un’esplosione furono valutati bene?
Fece dei calcoli l’università di Bologna, che arrivarono in Comune in due versioni successive. Solo che il professore in questione lavorava per l’azienda che vuol fare l’impianto… E nei calcoli c’erano dei parametri di resistenza, per cui era come se ci fosse un bosco in mezzo, tra la chiatta e la terraferma.
Così il rischio veniva attutito. Ma qual era l’area di sviluppo di un’ipotetica esplosione?
40 chilometri di nube incendiaria. Che al secondo calcolo diventano 20. In California fecero dei calcoli per un impianto simile: si arrivava a 60 chilometri.

Spese pazzeCambiamo argomento. Il segretario comunale Francesco Massi è comparso davanti al GUP per l’udienza preliminare nella questione “spese pazze in Regione Marche”. Il pm lo accusa di peculato. Intanto svolge il ruolo di responsabile dell’anticorruzione in Comune. Come si fa?
Sta alla coscienza di ciascuno vedere se è il caso di rassegnare le dimissioni e farsi da parte. Se qualcuno viene rinviato a giudizio (non è ancora il caso di Massi, l’udienza del GUP serve proprio a decidere questo, ndr) c’è già una prima valutazione dei giudici. Chiaro che non ci sono colpevoli, quindi non facciamo del giustizialismo. Ma secondo me i partiti e le amministrazioni ne hanno di personale che può lavorare. Autosospendersi, da parte di Massi, era una decisione plausibile.
Quindi chiederesti a Massi di dimettersi?
Sono scelte individuali. Noi, se conquistiamo Palazzo Volpini, ci parleremmo. Vogliamo valutare questa cosa con lui.

Questo slideshow richiede JavaScript.

Passiamo al Burchio, che in questi giorni è tornato di prepotenza sui giornali: si torna a fare il ballo del mattone?
Già, chissà com’è, in campagna elettorale il Burchio magicamente torna in vita. Ma per noi è una storia chiusa. Non credo che il Consiglio di Stato censurerà se stesso. È un progetto che non sta in piedi. È impattante. Non c’è un piano economico, non c’è una strada per arrivarci, è tutto artificiale.

Questo slideshow richiede JavaScript.

Caso Giampaoli. La città ha capito che cosa è successo?
Hanno capito tutti, tranne Giri. Lui ha continuato a difendere l’indifendibile. C’è stata una perdita di controllo vergognosa. In questi casi bisogna schierarsi dalla parte di chi fa il bene della comunità, cioè di chi informa. E poi, perché sottrarsi al confronto? Il confronto non deve morire mai. E davanti a questi episodi si deve prendere una strada con decisione, non si può essere né carne né pesce.
L’attentato a Bufalari è di un anno fa: un fatto che è rimasto accantonato.
Direi quasi cancellato dai ricordi del paese. Se davvero è stato oggetto di intimidazione è un fatto che depotenzia l’attività del giornalista. Che in testa sua può dire “La prossima volta ci vado più cauto”. Il fatto è che la società deve proteggere le singole persone. Non solo, ogni volta deve essere chiaro che il sistema sa fare backup. Che se un giornalista si fa da parte, subentra un altro che scrive quello che succede.
Che cosa dici a chi non vuole votare?
Che chi non vota vota lo stesso, perché favorisce il voto di scambio. Del resto votare non è il massimo che possiamo fare: semmai è il minimo. Certo, c’è una crisi della democrazia, perché pensiamo di non avere più potere, mentre i partiti sono nelle mani degli affaristi. Mafie, massonerie, lobby e centri di potere tendono a bloccare il sistema. Ma la politica può essere una fonte di servizio. E in tutto ciò i giornalisti fanno un lavoro enorme, importantissimo.
L’episodio dell’aggressione alla prostituta incinta è di questa settimana. Il Comune non fa abbastanza?
C’è un problema di omertà. La gente ha paura di presentarsi allo sportello donna (che si trova all’Hotel House, ndr). Nel sistema di sicurezza che abbiamo presentato ognuno può fare una segnalazione anonima. Così il cittadino è protetto. E le informazioni che arrivano sono gestite da volontari, investigatori in pensione, che firmano la convenzione col prefetto. Un cruscotto della sicurezza che all’interno del Comune raccoglie le segnalazioni, le filtra e le usa per fare interventi mirati.
La scuola Enrico Medi ha dei problemi. Come li affronterete?
Da quanto ci dicono gli operatori ci sono problemi di spazio. I piccoli sono costretti a stare insieme coi grandi. Bisogna liberare delle risorse per affrontare il problema.

DSC00343

Come valuti l’esperienza della Ubaldi?
La Ubaldi ha fatto il suo. E basta guardarsi intorno per vedere i risultati. Abbiamo perso delle opportunità importanti in questi 15 anni. Siamo arretrati.
E come valuti gli altri candidati?
Molti dicono che il M5S è uguale agli altri. Ma ci sono delle differenze. Non sai più che cosa sia il PD. Che cosa vuole sul Burchio, sulle trivelle, ad esempio? Questi signori litigano in casa loro, leggiamo dai giornali che si tirano pure le sedie. Beh, sono cose che fanno pensare. Non si manda a governare gente che litiga. E poi il loro candidato sindaco è sostenuto da gente cui deve dare conto. L’abbiamo visto chiaramente, col cosiddetto caso Giampaoli-Trevisani.
E UPP?
Dicevano che l’amministrazione comunale non poteva funzionare: devo dire che quando sono stati eletti si sono messi d’impegno a dimostrarlo.
E Porto Recanati a cuore?
Rovazzani è un vecchio della politica. Ancora oggi dobbiamo sopportare il peso delle sue decisioni di quand’era assessore, che ci incatenano per 25 anni nella gestione del servizio di pubblica illuminazione.
Restano Leonardi e Mozzicafreddo.
Non capisco la logica della loro divisione. Succedono cose inspiegabili, a Porto Recanati. Speriamo che l’elettore faccia una scelta ragionata.
Pensate di vincere? A che soglia si vince, stavolta?
Certo che pensiamo di vincere. Sennò non stavamo qui. Bisogna far ripartire Porto Recanati. Sulla soglia non so che dirti.
Che sensazioni hai per il 5 giugno?
Non riusciamo a misurare la nostra forza: lo vedremo nelle urne. E se governeremo le deleghe le abbiamo già date. Quindi, per noi, si tratterà solo di formalizzarle.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...