41 SHOTS_ELENA LEONARDI, CANDIDATO SINDACO DI “ELENA LEONARDI SINDACO”

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Elena Leonardi, 41 anni, è il candidato sindaco della lista “Elena Leonardi Sindaco” (qui il programma elettorale) alle Comunali di domenica 5 giugno (si vota dalle 7 alle 23) a Porto Recanati. Attualmente è consigliera regionale nel gruppo Fratelli d’Italia Alleanza Nazionale. In passato è stata assessore per il Comune di Porto Recanati, con le giunte Fabbracci (due volte) e Ubaldi (si occupava di Bilancio e di Turismo). Anche con Leonardi, così come con Rovazzani, ci diamo del tu. L’intervista è lunga come al solito, ma vi raccomandiamo di leggerla tutta, perché illumina diversi aspetti della vita pubblica della città.

Da sinistra l'assessore Fiaschetti, il vicesindaco Riccetti e il comandante della Polizia Municipale Sirio Vignoni.

Elena, cominciamo dall’abusivismo. La lotta alla contraffazione è un vostro cavallo di battaglia. In città siamo rimasti fermi alle belle intenzioni della campagna voluta da Fiaschetti e Riccetti nel 2014. Tu da sindaca che farai?
Vogliamo incentivare gli acquisti leciti, con una campagna di informazione mirata.

E per l’aspetto repressivo?
I poteri di intervento ci sono, ma sono limitati. Dato quello che è l’organico della Municipale, è normale che ad ogni sequestro effettuato la pattuglia passa il resto del servizio a fare una parte burocratica. Una soluzione potrebbe essere quella di porre della cartellonistica per scoraggiare i potenziali acquirenti di merce contraffatta.
Non è che le multe ai clienti non si fanno per non scoraggiare il turismo?
Beh, spero che il turista della domenica non venga da noi proprio per comprare dagli abusivi.
Allora parliamo dei vigili: come facciamo ad averne di più sul territorio?
Bisogna alleggerire la parte burocratica. Certi compiti, come il controllo dell’occupazione del suolo pubblico, l’invio delle multe e altro, potrebbero essere dati ad altri settori dei nostri uffici. E poi potremmo investire sulle assunzioni di personale della Municipale, almeno d’estate.
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Per migliorare il controllo del territorio vorreste ottenere la tenenza per la caserma dei Carabinieri: perché non è stata fatta finora?
Non è una decisione che dipende dal Comune. Ma sensibilizzando le istituzioni si possono fare dei passi avanti. La caserma attuale è piccola. Anche volendo mettere la tenenza ci sarebbe una scarsità di alloggi. Però c’è anche un problema a livello nazionale, perché Roma non investe nel turn over. Diciamo che se chiuderà il comando della Stradale si potrebbe almeno rimpinguare l’organico dei carabinieri, come avvenne ai tempi dell’operazione Porto Recanati Sicura.

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Per il turismo: voi come altri parlate della necessità di collegare la città con Loreto e Recanati, in un solo percorso turistico: ma perché finora non si è mai fatto?

Bisogna creare un circuito promozionale. Ad esempio fare turismo religioso con la chiesetta della Banderuola, dove fecero tappa gli Angeli prima dell’arrivo a Loreto – e qui il Giubileo ci può aiutare. Poi c’è il circuito culturale, e qui bisogna fare sistema con Recanati, mettendo in rete le visite alla Pinacoteca e al Castello Svevo. Le risorse si possono rimediare con dei bandi europei, alcuni dei quali sono annuali: sarebbero un buon banco di prova, ammesso che gli operatori vogliano investirci. Mentre il Comune e la Riviera del Conero possono aiutare i privati a fare rete.

Con l’accoglienza turistica come siamo messi? È vero, come accennava Zaffiri al vostro meeting di febbraio al Mondial, che siamo carenti a livello di servizi? E non è vero, come si legge nel programma di Mozzicafreddo, che lo siamo anche con le lingue?
La nostra è un’accoglienza molto diversificata. Abbiamo operatori dinamici, che hanno competenze. Altri magari vengono da una tradizione più familiare, di un turismo che fino a poco tempo fa ha vissuto bene, con la gestione delle seconde case. Insomma, una volta era inconcepibile affittare, d’estate, per 15 giorni. Oggi, invece, capita, eccome. Quindi è importantissimo qualificare il personale. Noi ci provammo con lo IAT, quando investimmo sui progetti informatici, collegando gli utenti coi posti vacanti nelle strutture, indirizzandoli secondo le loro esigenze. Esempio: se venivano allo IAT col cane, gli operatori davano le disponibilità per soggiorni cogli animali.
E che fine ha fatto quel programma?
Era un programma pilota, fu svolto negli anni 2013-14. Si potrebbe riprendere.

Passiamo al Burchio. Nell’intervista che ha dato all’Argano Sauro Pigini del M5S è intervenuto sulla questione marciapiede/indennizzi del Burchio. Citiamo: “Chi ha compiuto questa scelta ha una responsabilità morale. Ma forse anche economica”. Ora, tu con la Ubaldi votasti il “si faccia” del marciapiede con delibera di Giunta del 3 aprile 2014 n. 39. È con piena serenità che poi, al Consiglio comunale di 5 giorni dopo, hai votato l’adozione definitiva del progetto, che scambiava il marciapiede e altre opere con la variante comunque da rivotare in consiglio in un secondo tempo, dopo tornata dalla Provincia? O non hai temuto che se il Sì non fosse andato in porto il marciapiede te l’avrebbero fatturato sul tuo conto?
Io ho sempre ribadito che qualsiasi progetto volto a un turismo di eccellenza va valutato positivamente. Per il marciapiede: è passato del tempo, ma ricordo che la delibera richiedeva l’autorizzazione perché l’opera sorgeva in territorio comunale. Del resto Coneroblu si era detta disponibile a farla, perché a loro interessava quella zona. Insomma, era una delibera tecnica. E ci fu spiegato che l’ultimo step della variante in Consiglio avrebbe recepito – semmai fossero arrivate – delle correzioni dalla Provincia, sennò sarebbe stata vistata così com’era.
Ma non hai pensato che nel frattempo c’erano le elezioni, e magari cambiava la maggioranza in Consiglio?
Intanto io avevo altre competenze. Ma comunque mi fu spiegato che l’approvazione, di fatto, avveniva col primo passaggio in Consiglio.
Fammi capire, votando prima di tutto il marciapiede eravate convinti che gli step successivi della variante sarebbero andati in porto tranquillamente?
A me risulta che in genere chi fa un investimento importante, su qualsiasi territorio, prima di buttarcisi a capofitto fa degli incontri preliminari per capire se ci son le condizioni autorizzative. Immagino quindi che si fossero mossi verso la Provincia, altrettanto come verso il Comune.
D’accordo, risulta anche a noi (ne scriveremo presto, ndr). Resta il fatto delle elezioni, che potevano sovvertire il quadro, almeno in città.
Fammi ricordare le date. 8 aprile adottiamo la variante, a maggio si vota… E la Provincia?
La Provincia dà l’ok a luglio, quindi in agosto si poteva già votare in Consiglio. Ma si votò a novembre.
Ok, ad ogni modo noi in Comune sapevamo già di stare nell’alveo di approvazione della Provincia…
Manca sempre un pezzo: il Comune il 25 maggio 2014 era rimesso “in palio” dalle elezioni. E non è detto che avremmo eletto gente che si trovava bene in quell’alveo.
Ok. La fretta di portarla l’8 aprile era dettata dal fatto che chi ha seguito il progetto riteneva importante porre la prima pietra.
Ma votando un’opera, che ha i suoi costi, come prima “pietra”, alla fine rischiava di essere una pietra al collo. Certo, dalla Ubaldi fu illustrato come “un dono”.
Infatti a noi, in giunta, fu illustrato come un dono testo a migliorare la fruibilità pedonale di quell’area. Io, poi, fui forse l’unica a chiedere un incontro coi tecnici per capire le prime problematiche. Si parlava dell’ipotesi di rinvenire dei reperti archeologici, così parlai con un’archeologa…
La Percossi?
No, non la conosco. Era un’altra persona. Io chiesi spiegazioni e mi fu detto che se i lavori avessero riportato dei reperti alla luce c’era il modo di valorizzarli. Del resto se non scavi resta tutto lì sotto.
Quindi ritieni di aver preso le tue precauzioni.
Col senno di poi si può dire che quella fretta, che fu messa anche a noi, fu sbagliata, perché non ci fu modo di sviscerare bene il progetto e approfondirlo con la cittadinanza.
Quindi respingi le responsabilità che ti addebita Pigini?
Sì. E non vedo una responsabilità morale né economica. Abbiamo preso mazzette, ci sono inquisiti, processati? No. Quindi, che immoralità ci sarebbe? Niente. Zero. Del resto io ci vado a camminare sul Burchio, vedo gente che su quel marciapiede ci cammina, ho visto un candidato di un’altra lista che ci raccoglieva gli asparagi. Non è una zona che frequento spesso, ma con l’urbanizzazione della Peep è un’area utilizzata, e il marciapiede la serve. Certo, a sapere prima come finiva, se si trattava di fare una spesa secca, per un’opera simile avremmo scelto un’altra area. Ma non vedo responsabilità o errori umani.
Resta il fatto che hai votato una delibera illegittima.
Oddio, mi pare di tornare alla campagna elettorale di due anni fa. E poi ora è facile parlare: del resto, se vediamo le sentenze di TAR e Consiglio di Stato anche la magistratura si è espressa in modi diversi. E l’amministratore deve pure organizzare il suo territorio: è un atto legittimo.
Ok, ma è pur vero che la seconda è la sentenza di un grado superiore.
Per carità, ripeto, per me la sentenza del Consiglio di Stato ha messo la parola fine alla storia. E io non la contesto. Ma non guardiamo la cosa in modo malevolo: chi ha creduto al progetto come me ci ha creduto come fonte reale di sviluppo. Poi chi osteggiava il progetto diceva che era la collina più bella del mondo, altri dicevano che era un postaccio. Allora, o l’una o l’altra.
Sicuramente non è un bel posto l’affaccio dell’ipotetico hotel, a sud, nei pressi del Potenza. Dal lato delle villette, invece, adiacente via Montarice, è un bel paesaggio rurale.
Io ho notato che è stato detto di tutto per demonizzare quel progetto: chi si è mobilitato per vedere da dove venivano i soldi di Mengoni, ai tempi? Poi a me fu riferito che la frana non coinvolgeva l’area del progetto. Per la parte archeologica ebbi rassicurazioni sia da terzi che dalla Coneroblu, che la reputava una miglioria e un fattore da valorizzare.
E quanto gli diamo a Coneroblu?
Si tratta di una cifra sostanzialmente oggettiva. Certo sarà meglio trovare un accordo.
Per chiudere col tema: hai detto di recente che il Burchio non è un progetto al passo coi tempi.
A Porto Recanati ci sono altre zone già contemplate come aree di sviluppo turistico. Sicché io dico: se qualcuno vuole realizzare complessi di qualità facciamoli. Chiaro che è cambiato lo spirito dei tempi. Prendi il grattacielo Bianchi: oggi per tutti è un ecomostro, 40 anni fa la sensibilità era del tutto diversa.

Non ti ha mai colpito il fatto che intorno al progetto del Burchio ci fossero pezzi importanti dell’assetto di potere del PD locale – e cioè l’ex assessore provinciale Alessandro Biagiola, l’ex assessore di Recanati Giancarlo Biagioli, il presidente del Consiglio Comunale di Macerata Luciano Pantanetti? E che ne pensi del sindaco di Recanati Francesco Fiordomo, che il Burchio l’appoggiava sui giornali?
Beh, io da amministratrice non mi impiccio delle questioni altrui. Comunque di Fiordomo ci siamo accorti più tardi. E poi avrei vita facile a dirti che il Burchio è una cosa del PD… Ma veramente non lo so. Certo, è curioso vedere come una parte politica si sia mobilitata compatta a favore del progetto. Ma non vado manco a fare “la caccia” a nessuno. Io dico: la gatta frettolosa ha fatto i figli ciechi. Il che sintetizza quello che è successo.

Piano anticorruzione
Cambiamo argomento. Nel piano triennale di Prevenzione della corruzione il commissario Passerotti ci ha lasciato dei “compiti”: entro il 31 luglio dovrete predisporre un metodo per fare i “controlli successivi di regolarità amministrativa sugli atti”. Insomma, ci sarà da preparare un meccanismo per vedere se le delibere già votate sono corrette. Tu come procederesti?
Bisognerà trovare una figura idonea. Certo sarà difficile che si tratti di un interno.
Allora incarichiamo l’avvocato Andrea Berti (il titolare dell’avvocatura di Palazzo Volpini, scelto dalla giunta Montali, che ha rappresentato il Comune nelle cause del Burchio, ndr)?
Beh, bisogna vedere se Berti resta. Ricordo che furono dette delle falsità sugli importi della sua consulenza. Perché Berti ci costa ben di più dei 12mila annui di plafond. Infatti prende un tot per ogni causa che fa. Il che, peraltro, è del tutto naturale. E attenzione, questo non c’entra nulla con la sua competenza.
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Senti, uniresti col rito civile una coppia dello stesso sesso? Oppure da sindaco faresti obiezione, come consigliato da Salvini?
A me non risulta che ci sia una vera e propria celebrazione. Ad ogni modo io non sono favorevole alla Cirinnà, perché non reputo equiparabile il matrimonio tra uomo e donna, con ciò che comporta a livello di figli e famiglia, ad altre cose che sono inassimilabili. Non voglio essere ottusa, e non è manco questione di essere uomo o donna. Semplicemente, sulla volontà di avere un figlio da parte di chicchessia deve prevalere il diritto del bimbo ad avere una figura materna e una paterna. Ciò detto, mi voglio prima informare sul funzionamento di questo rito. Posso dirti che io, per formazione, sono per il rispetto della legge. Quindi non farei come i sindaci che firmavano le unioni civili tra persone dello stesso sesso, quando ancora non erano disciplinate. Ma a livello di coscienza avrei un moto di contrarietà. Perché ci sono cose che non sono “diritti dei singoli”… Ma ne riparleremo tra qualche anno, quando vedremo le conseguenze che scaturiranno senz’altro dalla Cirinnà.
Il tratto di costa interessato dall'intervento di ripascimento più immediato si stende per circa 550 metri.
Come procede in Regione con la situazione della costa e la problematica dell’erosione?
In Consiglio si fa un po’ di teatrino. E mi arrabbio spesso con l’assessore Sciapichetti. Tipo, fu bocciata la mia richiesta di destinare a Scossicci i ricavi del ribasso d’asta per Lido delle Nazioni. Ma mezz’ora dopo Sciapichetti dice di sì allo stesso provvedimento. E mi spiega che non poteva dire di sì a me. Succede una cosa simile quando propongo una mozione, me la bocciano, e poi una proposta del tutto uguale passa con una mozione congiunta maggioranza-minoranza. Ma va bene, l’importante è andare avanti. Sempre per Scossicci ho ottenuto che si attingessero a nuovi fondi europei, alla ricerca di un intervento risolutivo, che comporta spese importanti. Di fatto Ceriscioli s’è trovato in mano uno strumento in più, la variante della costa che permette di mettere più scogliere. E di questo va dato merito all’ex assessore Giorgi.
Parliamo della macchina comunale. È davvero così difficile usare il MEPA, che, sullo stile di eBay, permette agli enti di fare un confronto elettronico dei prezzi dei fornitori?
Qui bisogna seguire un doppio binario: rispetto della legalità e parità di accesso ai bandi pubblici. A volte ci sono ditte che ti servono bene e possono fare prezzi migliori del MEPA, con minori difficoltà di trasporto. A me è capitato di sentirmi dire “Se la ditta X ci fa spendere meno del MEPA ci sono problemi?”.
E tu che rispondi?
Beh, a me risulta che dove ci sono prezzi minori si può uscire dal MEPA. È un po’ come il mercato dei telefonini: c’è la tariffa al secondo, ma a volte se fai i pacchetti spendi di meno. Bisogna vedere ogni volta che cosa ti serve.
Da sinistra Daniele Re, la sindaco Montali, il consigliere Giuliano Paccamiccio, Rodolfo Scalabroni e Claudio Pini di Abat allo chalet Mauro.-001
Che ne pensi della dialettica uffici-giunta Montali? Erano i primi a essere intriganti, o la seconda che ha fatto una guerra ideologica senza quartiere?
La mia sensazione è che con la Montali la macchina amministrativa è stata confusa con la parte politica. C’è stata malevolenza, con la ricerca di nemici da insultare. Si è creato un clima pessimo, dove l’amministrazione si è ingabbiata da sola dentro una perenne campagna elettorale. La Montali aveva l’oro in mano, ma mentre combattevano tra di loro per vedere chi comandava di più, hanno sprecato il tempo a dire che i predecessori avevano sbagliato.
Sicura che a NPP non sono rimaste da pelare rogne ereditate dal passato? Un esempio per tutti, la grana del ripascimento che Dicearco non volle mai cominciare.
Dicearco mostrò la difficoltà oggettiva di lavorare per il mutato stato dei luoghi.
 Bisogna dire che il progetto lo firmava e disegnava la Regione, quindi il Comune aveva poco da farci. Ma cambiamo di nuovo argomento: se prendete un solo consigliere ti siedi a Palazzo Volpini o fai posto al più votato dei tuoi?
È una possibilità che non ho ancora valutato. Ne parlerò con la squadra.
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Hai incassato 958 preferenze nel 2015, di cui 267 a Porto Recanati. Se farai il sindaco che cosa dici a chi ti ha votata per fare il tuo lavoro di consigliere regionale?
Intanto io fino alla fine ho provato a mettere insieme l’area di centrodestra… Perché la giunta Montali qualcosa ci ha insegnato, e cioè che non basta vincere, ma bisogna andare d’accordo. Questa maturazione, però, non c’è stata. Ne prendo atto. Veniamo allora alla mia candidatura, che nasce un po’ alla fine dei giochi. Io sono coerente rispetto a principi che porto avanti da sempre, non ho mai fatto salti della quaglia e mi sarei impegnata anche con Mozzicafreddo, se avesse unito sotto di sé il centrodestra.
Quindi mi stai dicendo che ti sei sentita di accettare la candidatura che proveniva dagli stessi partiti che ti presentarono nel 2015. Una specie di switch della tua utilità politica, tipo “adesso ci servi a Porto Recanati”. Giusto?
Io ti dico che quando fui proposta a sindaco al tavolo del centrodestra il mio nome non era voluto da tutte le parti, anzi veniva contrapposto a quello della Ubaldi. A me non piacciono questi giochini. Quindi dissi di no. Per un discorso coerente, condiviso da chi mi sostiene, invece dico di sì.
Chiudiamo col giallo politico dell’estate 2014: la delibera di giunta che concedeva l’autorizzazione per le emissioni di vernice al suolificio Khai (ex Kris), in zona industriale. Montali, alla fine di quella storia, esibì un foglio firmato dalla segretaria Scaramazza che diceva che quell’atto a tutti gli effetti di legge non esisteva (mancando, peraltro, sia il testo della delibera che il parere obbligatorio del responsabile di settore, ndr). Riccetti nel 2015 ha mostrato in pubblico questo figlio con un numero identificativo delle firme in bianco: la tua, più quelle della Ubaldi, di Glauco Fabbracci e di Javier Pagano. Ci spieghi per bene che è successo?
Intanto mi ricordo che non la firmò Carlo Sirocchi (nemmeno Roberto Sampaolo, erano entrambi assenti, ndr). Per il resto non so dirti. Io so quello che ho firmato e votato. Quella fu l’ultima riunione di giunta utile prima del voto, basta controllare la data. Fu portata una serie di delibere, e lo schema era quello di sempre. Non è che ci fosse qualcosa di particolare nel caso di Khai: come al solito sul tavolo c’era una cartellina che veniva dagli uffici, siglata e intestata, con dentro la delibera da mettere ai voti.
Quindi la tua intima convinzione era quella di avere votato quella delibera?
Sì, quella come tutte le altre.

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