IL CONFRONTO? ‘NA MESSA CANTATA

Elettrizzante come una camomilla al ginepro. Profondo come una pozzanghera. Emozionante come un rubafazzoletto tra pensionati zoppicanti. Questo è stato, per dirla in breve, il confronto tra i sei candidati sindaco per le Comunali di domenica 5 giugno a Porto Recanati – si vota dalle 7 alle 23 – in parrocchia dai Salesiani (alias Preziosissimo Sangue). Perché va bene domande e minutaggio uguali per tutti, va bene che era impossibile e pernicioso fare un talk, va bene la par condicio, la prudenza eccetera. Va bene che era la prima volta di un confronto del genere da tempo immemorabile, al Porto – e ne ringraziamo Don Juan Carlos Munoz Caceres, che per l’occasione è stato pure interpellato dal vescovo Marconi. Ma, come al solito a Porto Recanati, il fuoco è rimasto sotto la cenere. Perché al “paesu” le cose da dire, quelle vere, ce le teniamo sul gozzo, finché, soffocati dalla frustrazione, non spariamo raggiate di napalm su Facebook, o sul corso parlando cogli amichetti, o nei commenti anonimi dei blog – che coinvolgono sicuramente tanti che potremmo chiamare capponati. Cioè i “capponi candidati”. Perché è questo, al Porto, mediamente, il senso comune del confronto: belle facce davanti, cattiverie di dietro.

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Ecco. Forse – forse – per vedere qualcosa di autentico e “parlante” i politici ieri potevano prendersi qualche rischio in più. Solleticare dubbi, riflessioni, segnali di allarme. Comunicare informazioni, sollevare critiche, andare all’attacco, con rispetto, certamente. Oppure, ma questa è una considerazione tutta soggettiva, si poteva chiedere qualcosa di diverso dal solito. Tipo (a gusto nostro, come stiamo già facendo): “Uniresti due gay col rito civile o faresti obiezione? C’è la mafia in città? Un anno fa hanno bruciato l’auto a un collega, vanno a fuoco vetture, locali e negozi in città e fuori, fino a Civitanova: ne vogliamo parlare? Gli uffici comunali lavorano sempre bene? Possibile che il responsabile per la prevenzione della corruzione, in Comune, sia un signore per cui è stato chiesto il rinvio a giudizio, e che giusto il 16 maggio ha avuto l’udienza preliminare nella questione “spese pazze” in Regione Marche? Perché abbiamo la città piena di abusi edilizi, tipo il marciapiede del Burchio, lato destro, dove stanno i pali della luce di iGuzzini?“. Domande specifiche, ci rendiamo conto – e la nostra osservazione apparirà “antipatica” – ma che potevano solleticare temi generali e importanti: corruzione, mafie, diritti civili, legalità. Domande fastidiose, imbarazzanti? Evviva il fastidio e l’imbarazzo dei candidati, si candidano a 5 anni di fastidi, testiamoli!

E invece, come una messa cantata, abbiamo sentito un coro di “Collaboriamo con le forze dell’ordine, attiviamo controlli, stimoliamo Astea, sentiamo i giovani, la scuola è importante”. E il fatto è che, a prescindere dalla serata, abbiamo sei liste e non s’è visto scontro, critica, dibattito su niente, finora, se togliamo la sciabolata di UPP a PAC, cui ha risposto Rovazzani a Marchebbello, e presto ne diamo conto. Insomma, questi politici vanno via lisci come l’olio: incontri in separata sede, interviste tutte uguali, santini porta a porta, e il 6 giugno vediamo chi vince. Manco fosse una riffa, che compri il biglietto e aspetti. E intanto gli amministratori che noi votiamo ci sdrumano il portafogli con Tari, Tasi, Ici e compagnia. Si godono dei soffoconi imbarazzanti tutti i giorni dai giornali locali. Nelle foto della stampa son sempre bellini, se inciampano gli diamo la mano, se cappellano si fa finta di niente. Sono volgari come carrettieri? “Eh, ma è tipico dei caratteri forti!”. Si scordano di incassare fideiussioni milionarie? “Eh, che sarà mai, il problema di Porto Recanati è il traffico”. Fanno delibere illegittime sul Burchio? “Beh, ora basta parlare di Burchio, dai!”. Acca**o, certo, mo’ che s’è scoperto il pastrocchio che era ‘sta solfa che ci hanno suonato per 28 mesi di seguito, beh, non gliela vogliamo dare un’altra possibilità??
Pori cocchi, viene da dire. Quanta tenerezza che ci fanno, ‘sti politici! E loro se le pigliano tutte, le coccole, mentre – non tutti, ma tanti – vanno da destra a sinistra, dicono e disdicono, fanno e disfano. E noi li stropicciamo e poi ce li abbracciamo, come i bambini i pupazzetti di pelouche.

Così tutto quello che resta della serata è la fortunata gaffe di Roberto Mozzicafreddo. Che parlando della Diaz dice a un certo punto: “L’ideale è usarla come discoteca“. Brusìo degli oltre 250 presenti. Alché Mozzica, il microfono in mano, si staglia dritto come un crooner e si impossessa della scena: “Ma insomma, volevo dire biblioteca, ma facciamoci una risata, stiamo tutti rigidi! Nella vita bisogna ridere“. Risultato: una parvenza di rimontina rispetto alle voci di popolo che lo danno in partenza in seconda fila. E la sensazione, densa e “penetrante”, che se questo diventa sindaco ce se ‘ncarta a tutti (per meglio comprendere il concetto di “incarto” vedi il Teorema di Cuki, in questo post). Altro episodio, diremmo un “non-colpo di scena”: alla domanda sugli indennizzi da quantificare a Coneroblu Giri ha risposto: “Speriamo lo faccia il commissario: se la chiude la chiude, sennò la questione resta aperta”. Ma non sapremmo dirvi il perché di questa melina.

Dopodiché facciamo un po’ di pagelle alla Ziliani, senza stare a dar voti. Il grillino Pigini ci è parso quasi timido e premuroso di non sembrare “oltranzista”, con un carattere che si percepisce in fondo forte ma in superficie è rattenuto dal tratto gentile dell’espressione. Winkelmanniano. L’uppippina Zoppi è stata disinvolta, ma un attimo avvocatesca nell’esposizione: un’overdose di “intendiamo” ha travolto di valium i presenti, rieccheggiando da vicino il comizio verdonesco del “sempre teso“. Dazebao. Lo “iaggino” Mozzicafreddo, boutades a parte, è stato quello che ha comunicato di più, prendendo il sopravvento anche su candidati meno melliflui. Frontman. Il pac Rovazzani è stato chiaro, molto posato, ma un po’ grigio – tutt’altra cosa dall’intervista che presto leggerete qui. Ordinary day. Il ciemmino Giri ha detto cose di buon senso, ma ci ha messo sopra una bella dose di retorica. Cattedratico. La “fratellina” Leonardi, a dispetto della sua parentela politica con Salvini, ha dato una scarica di melassa che lèvati, minacciando la vita dei diabetici presenti. Iperglicemica.

Note di cronaca. Serata fresca. Gli applausi, come vuole la tradizione scissionista cittadina, erano compartimentati per settori: una trentina per volta, di cui 15 schioccavano dalle mani dei candidati per l’oratore. A Giovanni Giri abbiamo chiesto un’intervista e il suo numero di telefono. “Dammi il tuo”, ci ha detto, con un sorriso alla Clouseau, e così abbiamo fatto: aspettiamo fiduciosi la convocazione. Mentre Mozzicafreddo – l’altro che non abbiamo ancora intervistato – si è eclissato appena chiusa la serata, sicché ne abbiamo perso le tracce dopo il nostro sms di lunedì, dove chiedevamo per la terza volta un’intervista. A tal proposito tra poche ore cominciamo con la pubblicazione delle “raffiche”, cioè le nostre interviste ai candidati: domande a bruciapelo, a decine, il più possibile sfruguglianti, “rendicontevoli”, a volte disturbanti. Perché un amministratore è uno che guida per 5 anni una città. E deve, innanzitutto, rispondere di ciò che dice, fa, dispone. 

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