UNITI PER PORTO RECANATI: AMBIENTE, SALUTE, CULTURA E UN COMUNE MENO SPENDACCIONE

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Loredana Zoppi, candidata sindaco di Uniti per Porto Recanati alle Comunali del 5 giugno prossimo (si vota dalle 7 alle 23), è asciutta e decisa come un bicchierino di whisky. Ce l’aspettavamo un po’ meno grintosa, l’avvocato. Invece – esordendo ieri alla Palestra Diaz in mezzo a 115-130 persone, a seconda dei momenti di questi 135′ di presentazione – è andata subito al sodo, spicciandosi il “grosso” delle questioni elettorali in pochi minuti. Poi ha dato la parola ai suoi candidati, che hanno detto il “perché” del loro metterci la faccia. Infine, alcuni dei 16 aspiranti consiglieri hanno dettagliato il programma (NB siamo in debito del resoconto di venerdì scorso, cioè il sold out del M5S alla Biagetti, che scriveremo dopo esserci aggiornati sulla prima mezzora che ci eravamo persi).
Ma veniamo al dunque con un elenco di flash, specificando che NON si è trattato di una conferenza stampa: le 48 – a crescere – domande che abbiamo rivolto di persona a Loredana Zoppi, anche contentando gli anonimi/avversari politici che l’hanno poco in simpatia e hanno depositato le loro desiderata sul blog L’Argano, le postiamo con le risposte entro poche ore.

Loredana Zoppi:
Mi hanno offerto la candidatura, non ho chiesto niente per me”.
Non ho paura. Se sbaglieremo lo faremo in buona fede”.
Non sono la controfigura di nessuno: chi lo dice non mi conosce“.
“Ho fatto volontariato parecchi anni. Ma non dico altro: non voglio spendere questa cosa nella campagna elettorale“.
“Ho taciuto in Consiglio Comunale nella mia prima esperienza di amministrazione. L’ho fatto perché quando non so qualcosa non ne parlo: preferisco imparare”.
“L’ultima esperienza amministrativa mi ha dato molto. Mi hanno detto che avrei distrutto gli uffici: sono critiche che non mi toccano, perché ho lavorato con onestà”.
Sono di poche parole, mi piace la concretezza. Tutti mi conoscono. Non occorre troppo stare a dire quello che faccio”.
A differenza di alcuni che sono civici solo a parole, nessuno di noi ha tessere di partito. Siamo liberi dai condizionamenti che possono venire dall’appartenenza a un partito”.
“In lista abbiamo raggiunto l’assoluta parità di genere. Siamo i più giovani come età media, perché siamo stati capaci di attirarli, i giovani”.
Non c’è stata spartizione di poltrone tra di noi, in caso di vittoria. Ma la squadra è stata compatta nel dire no a chi ci ha chiesto garanzie sugli incarichi futuri“.

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Francesca Astuti:
Ho passato la gioventù a macinare km per trovare film, musica, teatro di qualità, perché nella mia città non c’era niente del genere. Oggi possiamo cambiare: Porto Recanati è una pagina bianca, da questo punto di vista”.

Felice Aliota:
Porto Recanati deve ritornare tra le eccellenze delle Marche“.

Silvia Bartolini:
“Mi sono messa in gioco perché la squadra ha dei valori e presta attenzione alla persona“.

Mauro Calendi:
Sono un portorecanatese felice e fiero di far parte di questa squadra“.

Giada Gonnelli:
Vorrei che i nostri figli crescessero in una città degna e sicura. Crediamo nei valori e nell’importanza dell’individuo”.

Giampiero Cappetti:
“Mi hanno criticato perché mi candido, mentre mia moglie è presidente di quartiere. Beh, in caso io venga eletto non mi dimetterò dalla carica di marito“.

Alessia Mancinelli:
Ringrazio mio padre, che è qua, perché mi ha insegnato la buona politica. Non siamo tutti uguali, non siamo tutti animati da un interesse economico”.

Giorgio Corvatta:
“Alcune cose si fanno per dovere, altre per piacere. Essere in questo gruppo è un piacere“.

Giuliano Paccamiccio:
Mi candido perché tengo famiglia (riferimento ironico al caso Canaletti, vedete qui, ndr)”.
Molti scendono in politica per difendere gli interessi di poche famiglie. Noi difendiamo gli interessi di tutti i cittadini
“.
“Questo gruppo lo difendo anche con le unghie. Ebbene sì, ho un carattere spigoloso“.
Fummo denunciati da un ex sindaco perché dicemmo la verità. Questo non deve più accadere. Dobbiamo ripartire dalla base, riappropriarci degli spazi di dialogo“.

Rina Stefanelli:
Quando mi è stato chiesto di vendere la mia parola per il Burchio non ci sono riuscita. Non c’è potere che tenga davanti a queste persone, che non si svendono per pochi spiccioli”.

Lorenzo Riccetti:
“Nel 2009 posi come condizione per candidarmi che la città non avesse un rigassificatore. Nel 2014 chiesi di dire basta al consumo di suolo. La partita non è chiusa, ma Porto Recanati ha detto No al Burchio e a una variante illegittima perché – lo dice il Consiglio di Stato – teneva in conto gli interessi di chi costruiva, invece di quelli della città“.
“Diciamo molti No, ma sono altrettanti Sì, al paesaggio, all’ambiente, al lavoro pulito, a uno sviluppo che premia i giovani e chi merita“.

Carla Stella:
Penso di avere competenze, disponibilità di tempo e ricchezza di contenuti da mettere a disposizione per la cittadinanza“.

Eleonora Tiseni:
Mi candido perché anni fa sono uscita dal mio guscio per cambiare quello che non mi piaceva“.

Simone Scalabroni:
“Voglio contribuire al bene del paese. Sono giovanissimo e privo di esperienza: posso solo darvi solo serietà, impegno, sincerità“.

Alessio Sampaolesi
:
“Due anni fa di questi tempi contavamo le panchine da rimpiazzare sul lungomare, con due ex assessori. Tornando in Comune il sindaco ci disse: ‘Vero che domattina andate dal notaio?’. ‘Io? No, figurati’, dissero gli altri. E in una mattinata ci hanno mandati a casa. La sera stessa dissi a Lorenzo che avrei voluto fare una lista forte entro aprile”.
“Sono sicuro che se vinciamo le elezioni governiamo per 5 anni“.

Lucia Ortolani:
“Da commerciante penso che non si può andare in Comune solo per chiedere di mettere le sedie fuori o la musica di sera. Bisogna progettare. E il paese non può essere solo Corso Matteotti“.

Veniamo all’analisi del programma, disponibile a questo link.

Marchebbellezze:
1) “L’utilizzo del M.E.P.A. (Mercato Elettronico della Pubblica Amministrazione) (…) verrà reso trasparente e fruibile dal pubblico attraverso la creazione di un Registro delle commesse e forniture pubbliche”. Il primo problema di Palazzo Volpini, la gamba zoppa che frena la città, è il ripetuto ricorso a spese “urgenti” che premiano sempre gli stessi fornitori: una gruviera che è ora di tappare confrontando prezzi e servizi delle ditte sul MEPA, per rimettere soldi in cassa e, quindi, nelle tasche dei cittadini.
2) “Piano comunale delle antenne per radiotelefonia mobile (…) nell’ottica di ridurre l’esposizione di tutti i cittadini all’inquinamento elettromagnetico“. Dopo la penosa riunione di novembre a Palazzo Volpini, dove i migliori tecnici del settore a livello forse europeo furono trattati da bischeri dalle forze politiche presenti, sarà ora di occuparsi del fatto che Wind, Tim etc, se hanno voglia, possono piantare 7 nuove antenne domattina dove vogliono. Distanziare i ripetitori è fondamentale per quartieri come il centro storico, per non finire “arrosto”, lentamente, nei secoli, coi nostri figli.
3) “La città merita un teatro, che (…) nascerà dal progetto di riqualificazione del Kursaal (…) accedendo ai fondi europei e statali per la cultura o (…) attraverso lo strumento dell’Art bonus“. Insieme col bike-sharing, la pista di atletica 9 corsie e la rete wifi pubblica ci pare una proposta adeguata per avere una città più bella da offrire ai turisti e ai giovani.

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Marchebbruttezze:
1) Non si parla di mafie, anche se c’è un accenno alle “vittime di sfruttamento del racket della vendita dei prodotti contraffatti”. Non lo fanno manco le altre liste, certo, ma da UPP lo pretendiamo, dopo i 20 anni che vanno dalle armi di ‘ndrangheta depositate in Caserma dei Carabinieri ai 10 arresti della riformanda banda Schiavi, che tra racket, incendi e pistole faceva base, guardacaso, al Porto.
2) Peccato veniale: quando si parla di “Centro di aggregazione giovanile (Anni verdi), dotato di bar interno, sala multimediale, sala lettura e studio, sala biliardo, sala insonorizzata per prove musicali” vorremmo capire come si incastra tutto ciò col fatto che c’è già il centro Frog di via Roma.
3) Altro peccato veniale. Quando si dice “realizzare a Porto Recanati la Tenenza dei Carabinieri prevista in un progetto di lottizzazione presentato lo scorso anno da un privato“, semplicemente avremmo voluto saperne di più, data la delicatezza dell’argomento.

Qualche nota di cronaca. L’incontro è stato spezzato da applausi frequenti, il più fragoroso è stato per Simone Scalabroni, 22 anni. In generale c’è stata una partecipazione vivace da parte del pubblico, anche con momenti di ilarità. La presentazione dei candidati è stata accompagnata da slide e musiche: Now we are free, dalla colonna sonora del film Il gladiatore, all’inizio e, nel finale, Viva la vida. Abbiamo appreso dalla Zoppi che la sala era concessa per 90′ dalle 18, ma l’incontro – iniziato alle 18h15 – si è chiuso alle 20h15. Non sappiamo se si tratti di un’infrazione sanzionabile, ma è palese che se pure non lo fosse le altre liste potrebbero, volendo, rivendicare lo stesso “comodo”.

Uniti per Porto Recanati nasce come lista elettorale alla vigilia delle Comunali del 2009, perse per un centinaio di voti. Nel seguito partecipa alla coalizione di NPP, dando vita, con 5 consiglieri, poi diventati 6, alla giunta Montali, che cade in capo a 11 mesi di lavoro. UPP negli anni si distacca dal nucleo direttivo del PD e diventa associazione culturale nel 2015, con 117 iscritti. La sede elettorale è in via Accardo 14.

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Francesca Astuti, classe 1977, informatica.
Silvia Bartolini, 1983, insegnante.
Giada Gonnelli, 1981, barista.
Alessia Mancinelli, 1972, corrispondente in lingue estere.
Lucia Ortolani, 1988, commessa.
Guerrina Stefanelli, 1962, insegnante.
Carla Stella, 1957, insegnante.
Eleonora Tiseni, 1980, giornalista.
Felice Aliota, 1971, tecnico commerciale.
Mauro Calendi, 1974, ingegnere.
Giampiero Cappetti, 1962, commesso di negozio.
Giorgio Corvatta, 1965, quadro de iGuzzini.
Giuliano Paccamiccio, 1960, artigiano.
Lorenzo Riccetti, 1971, avvocato.
Alessio Sampaolesi, 1981, dipendente COSMARI.
Simone Scalabroni, 1994, studente.

Candidato sindaco Loredana Zoppi, classe 1964, avvocato.
L’età media è di 42 anni e mezzo. I laureati sono 7 su 17.

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