LO SAPETE QUELLO CHE FATE? E QUANDO CE LO DITE?

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Per le Comunali del 5 giugno prossimo a Porto Recanati stiamo chiedendo a tutti i candidati – perlomeno ci proviamo, sono tantissimi e scusate se non abbiamo finito di pubblicare le liste – di dirci in breve qual è la motivazione che li ha spinti a questo passo. A volte c’è da restare sbigottiti. Su una quarantina di persone consultate finora, un bel 10-12 non sa rispondere alla domanda. Letteralmente. C’è un candidato sindaco che ha preso tempo, a metà di un pomeriggio soleggiato e lentissimo, dove stava amabilmente chiacchierando coi suoi attivisti in sede. “Beh, adesso, ci sarebbe da mettersi un attimo comodi. Facciamo che ci sentiamo”, ci ha detto.

Ok, magari il candidato voleva approcciare la questione in profondità. Sviscerare le tante problematiche cittadine, che l’hanno portato a proporsi come primo cittadino. Ma altre risposte lasciano basiti. “Se guardi sul mio profilo Facebook ho messo tutto lì“, ci dice un candidato di ben oltre 40 anni. “Beh, le solite, cose, l’amore per la città“, risponde un altro, forse un po’ imbarazzato nel descrivere i suoi sentimenti. E poi c’è il grande must: “Sto nel gruppo da tanto tempo“. Un ritornello quasi sanremese, tante sono le volte che ce l’hanno detto, a metà tra l’abitudine, il gregariato e un candido Embè, era ora che tuccàa ammè. Particolare: questi sono tutti maschi. Le donne rispondono in modo brillante, immediato, anche le giovanissime. Alcune ci hanno scritto una mail bella nutrita, comunque motivando con grande chiarezza di idee.

E gli elettori? In strada e sui social apprendiamo di situazioni amletiche. “Ho un sacco di amici in liste diverse, sono seriamente in imbarazzo”, dice uno. “Stavolta è dura, non si capisce niente”, gli fa eco un altro. Quest’ultimo concetto è il più citato. Sei liste, 100 candidati su 12.500 abitanti, sono una cosa un attimino troppo grossa, il segno più palese del fatto che un anno di commissariamento non ci ha insegnato niente. M5S, UPP, Città mia e tra poco ci si metteva pure Sabrina Montali, con una lista tutta sua: tutto il fronte che gira intorno al centrosinistra e all’ambientalismo – con le screziature destroidi del caso a livello di Fiaschetti e di alcuni grillini – a momenti riusciva a spaccare in 4 il bacino di circa 3800 voti che fu patrimonio di 12 consiglieri su 16 nel 2014. Una divisione dell’atomo che nel centrodestra è stata replicata dalla spaccatura tra Leonardi_Lega_FdI da una parte e Mozzicafreddo_Ubaldi dall’altra, mentre Porto Recanati a Cuore aveva fatto capire da tempo la volontà di correre da sola.

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Qual è il perno di questo divisionismo? A voler esser cattivi è la reciproca malafiducia, o quel piacere per il dispiacere altrui che a volte sovrasta il benessere personale. A Porto Recanati c’è un’attenzione spasmodica per ciò di cui godono gli altri: l’automobile, la casa, il lavoro, i blog addirittura. Siamo perversamente disposti a perdere tempo, appannaggi, beni materiali, pur di pregiudicare le stesse cose in mano agli altri. In secundis il frazionismo chiama altro frazionismo: a un certo punto in tanti hanno capito che queste elezioni si potevano vincere con 1300-1400 voti, e allora perché stare a discutere con gente che non vorresti veder camminare per strada? “Vinciamo da soli!”, devono aver detto alcuni, anche se di gente che non si sopporta nella stessa lista tutt’ora se ne trova, hai voglia.

Poi c’è appunto la realistica sfiducia nelle situazioni di “grosse koalition”, innescata dal botto di Noi per Porto Recanati. Le schiere montaliane si sono diluite come parti di un cocktail malriuscito: 2/6 fanno capo a UPP (che ha l’appoggio di Sel, la quale però non esprime candidati), gli altri 4/6 formano Città mia, ovvero socialisti, PD, Alternativa Civica (Fiaschetti-Bianchi) e Paese Vero, la formazione di Gaetano Agostinacchio. Ma c’è pure Italo Canaletti che, pur non candidato, in Città mia torna a fare capolino come supporter di prima linea, e stasera sarà relatore all’incontro “Da chi dipende chi dipende? Adolescenti tra droga e nuove dipendenze“, alle 18 presso il balneare Attilio, lungomare Lepanto, tel 071 9799532.

DROGA

Sempre parlando di appuntamenti oggi alle 18 – che concorrenza! – Roberto Mozzicafreddo di Insieme alla Gente tiene una conferenza stampa – immaginiamo aperta al pubblico – in sala Biagetti, a piazza Brancondi. Stesso posto alle 21,30 potrete conoscere i candidati del Movimento Cinque Stelle. E ancora in sala Biagetti verranno quelli di Città mia per parlare di fondi europei, sabato alle 17.

Rimane il fatto che sarà difficile scegliere. In alcuni casi è ridicolo voler trovare una differenza ideologica, anche tra liste ufficialmente distanti. I programmi? Stendiamo un velo pietoso. Dopo averli letti abbiamo capito perché stentavano a uscir fuori. Sia chiaro, è un discorso generale, perché ci sono punte anche elevate di ragionevolezza e in qualche caso originalità. Ma stiamo facendo una media per non entrare nei meandri della par condicio.

Il fatto è che si votano ancora e solo le persone, purtroppo. Ma se a livello nazionale i politici dicono almeno qualcosa di condivisibile al bar – quindi di aggregante – al Porto il candidato eccelle nello sport nazionale: dire e non dire. “Ehi ti devo raccontare ‘sta cosa che è successa, ma io non posso mica dirla in pubblico, sennò scoppia un casino“, ci ha detto un candidato l’altro giorno. Alché ci siamo raccolti le braccia e, nonostante la buona pasta del personaggio in questione, ne abbiamo preso atto: il candidato medio non si espone in pubblico, non parla in piazza, non parlerà nemmeno al Consiglio comunale. Però si muove sottotraccia, tappezza la città di santini col suo nome e la sua faccia. In pratica: rappresenta solo se stesso, anzi, nemmeno quello, perchè un soggetto simile facilmente, banalmente, farà quello che gli dicono di fare, per ottimo o pessimo che sia.

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Poca fiducia, quindi, che i candidati facciano politica. Del resto, da decenni al Porto votiamo l’amico e poi per 60 mesi malediciamo l’amministrazione. E non è che la concorrenza tra “amici” stia migliorando le cose: per decidere si confrontano le code di paglia, chi si offende di più, chi ci tiene, “il simpatico e l’antipatica” (cit.). Noi vi diciamo: avete deciso di “fare” la democrazia una volta ogni 5 anni, perché siete sfiduciati, avete le palle piene, pensate sia inutile, ergo, solitamente, lasciate il pallino in mano ai più grossi magnaroni della terra (“raptores mundi“, scrisse Sallustio, “ladri del mondo”)? Ok, però, almeno stavolta che ci hanno appena comissariati, fate mezz’ora di passeggiata al giorno a sentire che si dice in città. E non vi dico leggete i giornali – cambierebbe pochissimo – ma andate agli incontri, studiate le facce, i gesti, i toni di voce, gli atteggiamenti. Vedete almeno se il candidato saluta, se è educato, se sorride alla vita. Vedete se ragiona con la sua testa, se è maturo, oppure sta facendo il pulsante per qualche ditone che lo schiaccia da Recanati o da Potenza Picena. I 6 potenziali sindaci hanno storie che parlano da sole. Cercatele, apprendetele, conosceteli. Oppure affidatevi al vento. Che magari tra 5 anni avrà finito di levare quegli stracci dai balconi delle Torri di avvistamento incomplete, in viale Europa, a ingresso città. Belli, vero? Succede, quando si vota coi piedi.

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