RATATA’ “INVADE” MACERATA: OLTRE 5MILA PRESENZE

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Macer-ata, Trasform-ata, Ricre-ata. Invasa dal popolo di Ratatà. Fumettisti, illustratori, artisti da ogni dove italiano ed europeo. Così ci appare il capoluogo più “borbonico” – e massonico – delle Marche, in questi 4 giorni di durata del festival del fumetto, dell’editoria e dell’illustrazione indipendenti. Se dovete pernottare stanotte in città sappiate che farete fatica: l’hotel Lauri – 70 posti – è al completo da giovedì, l’hotel Arena – 60 posti – vi offre ancora 2-3 singole per stanotte, molta gente vaga raminga in cerca di un posto economico in qualche B&B. Il conteggio delle presenze al momento scavalca quota 5mila.

Il fatto è che “Rata” è affoll-ata da  una miriade di sovversivi. Sovversivi in senso proprio: del senso, del “sistema”, dell’estetica tradizionale, del kitsch, ossia quel “tutto” in cui ogni cosa si armonizza dolcemente e docilmente col resto. Uno spettro di omologazione politica e sensoriale già ampiamente bacchettato da Milan Kundera dalla pagina 257 de La insostenibile leggerezza dell’essere, edizione Adelphi chiaramente. Invece della citazione vi appioppiamo proprio le pagine, qui sotto, caldamente consigliate – a mo’ di pedagogia, ma anche di terapia – agli elettori del PD.

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Ma leggere queste pagine farebbe bene anche agli amministratori del PD, che un po’ schizofrenicamente, a Macerata, chiudono il cinema Italia e la sede del teatro Rebis, e poi fanno la sfilata agli Antichi Forni alle mostre di disegno di Ratatà. Mavabbeh, da Macerata viene Luciano Pantanetti, il rifondarolo presidente del Consiglio Comunale e fedelissimo del sindaco Romano Carancini, che voleva fare il resort 6 stelle al Burchio di Porto Recanati, 80mila metri cubi di cemento con affaccio sull’A14, il depuratore e l’Hotel House, rasente due frane e una zona archeologica di primissima importanza: un calcio in c**o al nostro territorio di cui nessuno sentirà la mancanza.

E allora, dove meglio collocare la “dissonanza” estetica e umana di Ratatà, se non nella capitale del ciauscolo e delle “armonie”, che nelle Marche troverebbero la propria “terra”? Gli interventi urbani al parcheggio Garibaldi, i dipinti, le videoinstallazioni e le altre opere esposte al Sisma, il centro sociale autogestito dove stasera alle 22 c’è la Sagra del ratto, ossia la cena sociale cogli artisti e i visitatori (il ratto è il personaggio simbolo del festival). La mostra-mercato con 100 espositori da ogni parte del globo. Le mostre, che sono 29 spalmate per tutto il centro storico, e insieme col mercato vi mettono davanti agli occhi i lavori dei migliori artisti del settore oggi: Martoz, Olimpia Zagnoli, Silvia Rocchi, Cristina Portolano, Arianna Vairo, Marina Girardi, Anna Vaivare, Blexbolex, Alice Milani, Taddei/Angelini, Igor Hofbauer, Riccardo Mannelli, la “mano” delle vignette di prima pagina del Fatto Quotidiano. E altre centinaia ancora. Un’apoteosi di bellezza di cui non si può mai esser sazi, e per cui Marchebbello ringrazia gli organizzatori.

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Tutto ciò è completamente gratis – a volte si chiede un’offerta – perché i ragazzi di Ratatà, che sono una mezza dozzina di artistimarchigiani e non – supportati da 20 persone circa dello staff, hanno capito il modo migliore per farlo: da soli. Da soli si finanziano – col crowdfunding e qualche spicciolo dagli enti -, da soli ospitano 150 tra colleghi e addetti al settore. Quindi non vi si chiede nulla, se non di farvi una bevuta alla salute di Ratatà tra corso Repubblica, via Garibaldi e piaggia della Torre, dove c’è il clou degli eventi, tra mostre, concerti, serate e spettacoli, come quello, sensazionale per humour, creatività scenica e spiritaccio anarco-filosofico, di giovedì sera agli Antichi Forni: parliamo di Scarabocchi, di cui vi mostreremo presto video e immagini. E poi c’è, charamente, la folla degli studenti ed ex studenti che partecipa col solito brio. Domani il festival chiude. Vi documenteremo quello che accadrà, con foto e video nostri – per ora ringraziamo Ratatà e Martoz che ci hanno messo a disposizione le loro foto tratte da  Facebook.

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