NO AL BURCHIO. E ADESSO CHI PAGA?

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Può una città scambiare il 2% del suo territorio, circa 34 ettari di verde e pascolo, con una ciclabile, un marciapiede e un non ben precisato – per foggia e grandezza – “parco”, per fare un albergo 6 stelle accanto alla A14? No, non può. Lo ha stabilito in modo lapidario la Quarta Sezione del Consiglio di Stato, nella sentenza 1337/2016, pubblicata nel pomeriggio di mercoledì 6 aprile sul sito “Giustizia amministrativa”. L’odissea del resort del Burchio (vedi qui e qui per approfondire) vede così scritta la parola “FINE”, a meno di ricorsi in Cassazione che  verterebbero solo su questioni di legittimità (=violazioni di legge semmai commesse dai giudici del CdS).

Alla Coneroblu Srl, che col Comune di Porto Recanati – guidato dall’allora sindaco UDC Rosalba Ubaldi – aveva siglato un accordo procedimentale nel 2013 (che comprendeva una variante che tramutava quei 34 ettari in R1, zona turistico-ricettiva), spetterà la liquidazione dell’interesse negativo, ovvero quello che ci ha “rimesso”. O, per dirla con Wikipedia, “le spese a vuoto sostenute e il tempo e le occasioni perdute, ma non il profitto che avrebbe potuto ottenere“. Il tutto in base agli artt. 1337 e 1338 del Codice Civile sulla responsabilità precontrattuale.

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Che cosa è successo quindi? Che il Comune, chiunque lo guidi, è un ente unico. E la legge lo tratta come la stessa persona in ogni epoca della sua “vita” politica. Ma Porto Recanati sul Burchio aveva preso decisioni uguali e contrarie, con due “sì” che sono valsi l’adozione della variante che rendeva i terreni edificabili – tra 2013 e 2014 – e con un secco “no” e l’annullamento dei vecchi atti nell’autunno 2014. In mezzo c’erano state le elezioni, che avevano proclamato un nuovo sindaco. Ergo il Comune indennizzerà la perduta chance di altri affari e il costo del marciapiede in via Montarice a Coneroblu Srl, che è stata ingannata da questo comportamento ondivago dell’altro “contraente”.

Ma che cos’è Coneroblu Srl? Parliamo di una società creata a fine 2012 con 2.500 euro di capitale, con soci uzbeki, russi e americani il cui passato è rimasto a tutt’oggi misterioso. Costituzione che cadde a ridosso dell’imminente acquisto – più qualche vendita condizionata, siamo a febbraio 2013 – dei terreni del Burchio dalla vecchia proprietaria Proton Srl, per buona parte in mano a Cristina Vergari, moglie dell’affarista Arturo Maresca, già presidente del Porto Recanati Calcio.

 

Ma allora, quanto pagheranno i portorecanatesi alla Coneroblu? Di primo acchito – impongono i giudici – lo stabilirà il Comune, entro 90 giorni dal deposito della sentenza, proponendo una sorta di “stima dei danni”. Qualcuno parla, per questo affare che non è quagliato, di “milioni di euro”, e sventola un fotomontaggio col cartello “DEFAULT”.

Cittadino_Recanati_BurchioNO

Non saremo noi a censurare questi comportamenti, che hanno per solo risultato quello di confondere e spaventare. Per capirci meglio abbiamo consultato dei documenti – da cui risulta che il marciapiede era stimato poco più di 400mila euro – e le parti in causa. Sentiamo al telefono l’avvocato Luciano Pantanetti: “Non c’entro niente, non ho firmato il ricorso”, ci stoppa subito lui. Va bene, è che leggendo la sentenza ci pareva che Pantanetti, presidente del Consiglio Comunale a maggioranza PD_sinistre a Macerata, e all’epoca dei fatti assessore all’Urbanistica stessa città, difendesse ancora la Coneroblu Srl. Ma sul momento, onestamente, ci siamo scusati, immaginando, lì per lì, di esserci sbagliati. Sicché ci dirà Pantanetti  se e dove dobbiamo correggerci postando questa foto:

Pantanetti in sentenza

Sentiamo allora il vincitore, Andrea Berti: “Sono state accolte in pieno le nostre istanze di riforma della sentenza del TAR Marche. Tra l’altro proprio il Consiglio Comunale, votando il No al progetto, in delibera scriveva che avrebbe riservato a un altro procedimento la verifica dell’utilità delle opere realizzate, ai fini di un indennizzo per l’arricchimento che ha avuto il Comune (cioè un calcolo del valore del marciapiede, ndr). Insomma, nessuno si sognava di avere delle opere senza pagarle. Invece è stato respinto anche il mancato guadagno, cioè quei milioni che Coneroblu aveva messo in conto di incassare in futuro”. Berti aggiunge: “I lavori saranno pagati se sono collaudabili, cioè se sono stati fatti a regola d’arte e se rispondono alle carte del progetto“.

Quanto alle motivazioni, ancora Berti: “Secondo il Consiglio di Stato il difetto principale della delibera Ubaldi era aver fatto una variante senza l’interesse primario. E la riduzione di volumetria varata dalla Provincia di Macerata a luglio 2014 è risultata fittizia, perché riguardava aree non utilizzabili adiacenti l’autostrada. E questo vuol dire, quindi, che non è stata rispettata nemmeno la legge regionale“. Tutte questioni che erano state messe in campo dalla Soprintendenza, nel marzo 2014.

Sentenza_A14

Nel succo il CdS ha detto che lo sconto di cubature che faceva apparire meno impattante e “più verde” il progetto era fasullo, perché quei volumi erano stati previsti accanto alla A14, dove comunque non si poteva costruire. E di nuovo al telefono con Marchebbello la voce di Maria Donato, segretaria comunale di Porto Recanati dall’agosto 2014 all’agosto 2015, non trattiene la gioia: “Sono troppo felice per dare un commento compassato. È una giustizia, questa, capace di cogliere gli aspetti più equilibrati dell’azione amministrativa”. Anche Sabrina Montali passa alla cassa: “Sono molto soddisfatta. La valutazione dell’interesse pubblico, da sentenza, è proprio quella che abbiamo fatto noi in delibera. Resta l’amarezza per avere attraversato un periodo buio per Porto Recanati. Un’epoca in cui sui giornali è stato impossibile vedere persone che dicessero no a quel progetto, mentre la fanfara suonava una marcia sola, dal presidente di Confidustria Squinzi al presidente regionale Spacca, al presidente provinciale Pettinari“.

E poi ci sono i vecchi duellanti: Lorenzo Riccetti e Rosalba Ubaldi. Il leader di UPP risponde a una nostra provocazione. Posto che il Consiglio di Stato concede al Comune 90 giorni per fare i conti di quanto è dovuto a Coneroblu. Posto che – secondo noi – il commissario prefettizio Mauro Passerotti si guarderà bene dal “prelevare” dalle tasche dei cittadini. Posto che si voterà di nuovo per le Comunali a giugno, chi vincerà, quelli che valutano di più il danno per Coneroblu, o quelli che lo valutano di meno? “Dovremo votare”, risponde Riccetti, “chi ha capito che l’opera avrebbe determinato un grave impatto sul territorio, come recita la sentenza. Perché è caduto il principio per cui si valuta l’albergo come interesse pubblico. E poi c’è una domanda da farsi: il marciapiede di via Montarice è collaudabile?“.

Male_sentenza

Infine l’ex sindaco Ubaldi. “Non ho letto nulla, ma le sentenze si ripettano”, esordisce. Ma Ubaldi quanto valuterebbe le opere fatte se venisse eletta con una sua lista? “Ah, non ti rispondo”, è la sua battuta, “conosco poco la sentenza. Per il resto non farò il sindaco. Vi dispiace?”. Non ci dispiace, ma è il momento delle responsabilità. Il CdS scrive che “il Comune ha esercitato male la propria pur ampia discrezionalità in materia urbanistica e ha adottato una delibera illegittima”. Commenti? “Io non lo so se l’hanno detto. Ero rimasta al TAR, che diceva che tecnicamente la mia delibera è corretta. Certo non fu fatta a fin di male. Forse al Consiglio di Stato nemmeno sanno dove sta il Burchio”.

Sentenza_Gravissimo danno territorio

Ma Rosalba Ubaldi parlò mai con l’allora dirigente dei Lavori Pubblici (oggi riconfermato con più poteri) Daniele Re, dell’abuso edilizio contestato – secondo le nostre fonti più di una volta, fino a presentare un esposto alla Procura di Macerata – dalle Opere Laiche? “Non contestarono nulla, ai miei tempi”, è la risposta, “durante il mio mandato non arrivò mezza missiva”. Invece le risulta che a causa del marciapiede contestato è venuta in Comune due volte la Guardia di Finanza? “No. Non mi risulta. E non rispondo per gli altri”.

Ubaldi

Uno dei “santini elettorali” di Rosalba Ubaldi per le elezioni comunali a Porto Recanati nel 2014: la foto fu scattata proprio sul colle del Burchio.

Infine: è pentita Rosalba Ubaldi di aver adottato la variante del Burchio a 45 giorni dal voto, nel 2014?Sì. La tempistica fu sbagliata. Ma io quel progetto l’ho valutato per la città”. Domani torneremo su questa giornata campale, con altre notizie.

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