M5S PORTO RECANATI, SAURO PIGINI: “SAREMO AL SERVIZIO DI TUTTI, E NON SOLO DI ALCUNI”

Sauro Pigini
Mettetevi seduti. Fate un grosso respiro. Tenetevi forte alla sedia, o al tavolo che avete davanti. Perché la notizia è grossa, scombinante, mozzafiato. A Porto Recanati c’è un candidato sindaco che non si impermalisce facilmente, né parla solo di quanto è bravo e/o sfortunato, né aggredisce i giornalisti a botte di “vaffanculi” davanti a domande sgradevoli. Beh, tutto ciò almeno stando ai 79 minuti di questa intervista. Ma vi promettiamo che per il futuro ve lo teniamo d’occhio noi, Sauro Pigini. Il candidato sindaco del Movimento Cinque Stelle Porto Recanati ci è apparso munito del primo requisito di cui abbisogna questa “traviata” che, tra prostitute in strada, amianto, cemento a pioggia, racket e sporcizia ovunque, è diventata la nostra città: essere una persona normale, serena, risolta.
Pigini, 49 anni, 17 dei quali spesi come direttore ricerca e sviluppo alla Digitax di Porto Recanati, oggi è project manager alla Isaxis, una Srl di Osimo che si occupa di web marketing, sicurezza informatica e strumenti di analisi digitali. È stato eletto dal gruppone M5S del Porto battendo ai voti l’avvocata Cristiana Mataloni, che sarà la sua vice nel ruolo di portavoce del Movimento. Pigini non lo conosciamo di persona, anche se è una “faccia vista”. Lo sentiamo al telefono sabato 26 marzo. La voce ci appare franca, il tono sicuro. L’eloquio scorrevole, non politichese, ci appare il portato di una preparazione alla “vita in generale”, per rifarci al titolo di un romanzo recente. In alcuni punti ci apparirà sbrigativo – ma non è mica facile memorizzare il guazzabuglio dei problemi purtannari.
Per chiudere il preambolo, sul M5S le nostre idee sono molteplici e chiare: movimento autentico di opinioni che non si sono mai amalgamate in un pensiero politico omogeneo, spesso, in Parlamento, scantona nell’opportunismo con l’alibi del “sentiremo la base online”, oppure scade nel moralismo e nella gara a chi è più puro, tra epurazioni e nevrosi verticistiche del duo Grillo-Casaleggio. A destra il M5S confina col qualunquismo facebookiano più becero, a sinistra col giustizialismo, ma di fatto rimane il solo partito che porta avanti tutte insieme battaglie democratiche come quella sui diritti civili, per la tutela dei risparmiatori, dei lavoratori, della Costituzione, dell’acqua pubblica, dei prodotti italiani, contro la TAV, il TTIP, il “MES” Cina e quant’altro minaccia il Made in Italy.
Ma a Porto Recanati ci sono state altre questioni: il candidato Giammario Poeta, consigliere eletto nel 2014, è rimasto presto fin troppo solo a gestire la baracca. Colpa sua o del suo seguito? Nel dubbio, ecco Pigini. Che già solo per il fatto di rimpiazzare una faccia nota porta punti alla sua lista: pensate un po’, chi meno ha pesato, a livello di voti, negli 11 mesi della giunta Montali, ha innovato a partire dal candidato sindaco. E gli altri, quelli che se la cantano e suonano a volte anche da decenni, quanto ci mettono a togliersi d’impiccio?
Bando alle ciance, veniamo a Pigini, a un’intervista-monstre che, data la lunghezza, gusterete in due atti. Se vi spiace è un vostro problema: il mondo è complesso, Porto Recanati è “intorcinata”, e raccontarla non è cosa da 5 minuti di lettura.

Quanti anni ha e che fa nella vita Sauro Pigini?
Nasco nel 1967, lavoro come progettista. Ultimamente ho elaborato una piattaforma di telecontrollo per impianti “remotizzati” che possono lavorare in ogni parte del mondo, in settori come illuminazioni stradali “intelligenti”, led etc.
Che studi ha fatto?
Ho fatto il liceo scientifico a Recanati, poi ho preso la laurea in ingegneria elettronica ad Ancona.
Professione ingegnere: come nasce questa attitudine?
Beh, a 7 anni usavo il ferro da stiro di mia mamma per saldare lo stagno dei circuiti elettronici di casa nostra. Il resto è venuto da sé.
A Porto Recanati si chiude un anno di commissariamento: come valuta questa esperienza?
La valuto male, perché è triste essere commissariati, manco fossimo un paese mafioso. Il commissario ha fatto il suo dovere. Ma c’è grande delusione verso chi ci amministrava: è triste che chi governa non si metta d’accordo.
Stiamo parlando della giunta Montali. Giudizio?
Ci sono stati aspetti positivi, ma il bilancio è negativo. In politica bisogna trovare un obiettivo condiviso, loro volevano solo vincere le elezioni.
Da sinistra il vicesindaco Lorenzo Riccetti, la sindaco Sabrina Montali, gli assessori Loredana Zoppi, Attilio Fiaschetti e Italo Canaletti
Lorenzo Riccetti e Sabrina Montali, chiudendo la loro esperienza di amministratori, hanno avuto parole dure verso alcuni uffici del Comune. Che cosa ne pensa?
È difficile rispondere per chi non c’era. Noi del M5S vogliamo rendere la macchina amministrativa efficiente. Se ci sono problemi li tireremo fuori insieme cogli uffici e li risolveremo. In Comune, con noi al governo, le persone saranno incentivate a fare bene. Faremo sportelli di ascolto, registreremo le valutazioni dei cittadini per migliorare i servizi. Del resto, in alcuni aspetti, la macchina sta andando avanti malamente. Quindi gli uffici con noi saranno al servizio della città, e non degli interessi di qualcuno.
Siamo tornati alla domanda di prima: se dice che ci sono problemi ci spieghi, che cosa non va in Comune?
Tutto muove dal fatto che molte attività sono legate ai piani regolatori e all’Urbanistica. Ecco, uno dei punti dove intervenire è questo. Ad ogni modo, abbiamo un programma ambizioso, uscirà piano piano, punto per punto, con presentazioni adeguate.
Qualche anticipazione?
Al Porto il turista va accolto e coccolato, va fatto sentir bene. I nostri primi obiettivi sono la pace e la stabilità.
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Come ottenerle?
Con la sicurezza partecipata, come già fatto in altre cittadine italiane. Le esperienze più diffuse sono il controllo del vicinato e la polizia di prossimità. Noi faremo qualcosa di misto, coniugando le due filosofie.
Qualche esempio?
Beh, i vigili diventeranno un’interfaccia di comunicazione tra le denunce dei cittadini e l’operatività delle forze dell’ordine.
Fosse facile: non le pare che i portorecanatesi abbiano l’abitudine di tenersi dentro le cose spiacevoli o minimamente fastidiose?
Può darsi che ci sia questa tendenza. Ma i cittadini non dovranno esporsi personalmente: saranno protetti dal sistema. E se non ci sarà interesse per questa cosa ne faremo a meno. Il fatto è che con noi comincia davvero l’era della partecipazione.
Cioè?
Faremo gruppi di lavoro, stimoleremo la collaborazione della gente, sarà un’esperienza-vivaio per le future amministrazioni. La gente scoprirà cos’è una delibera, come si fa, come si governa.
Facciamo un passo indietro: perché l’Urbanistica al Porto conta così tanto?
Beh, conta come in altri comuni. Noi abbiamo avuto uno sviluppo forte dell’edilizia, gli investimenti sono stati ingenti. Oggi però dobbiamo guardare avanti, sapendo che il consumo del territorio non porta niente, anzi, procura degrado. Per una città come la nostra ci vuole un PRG dettagliato, e un principio d’azione: le cose inutili per la comunità non si fanno.
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E veniamo al Burchio: l’avrebbe cominciato, Pigini, l’iter del progettone di resort a 5 stelle, al posto della Ubaldi?
Così com’è fatto ora no. Fatti una domanda: una cosa così che impatto ha, e come si tiene in piedi? In un solo modo: facendo decine di villette. E allora ci voleva più chiarezza dall’inizio… Invece no, è stato fatto tutto in modo repentino, molto velocemente, dall’adozione della variante in poi. E questo non va bene. Da esperienze così ci sono passato nel 2010, quando con altri ho fondato il Comitato Rigassificatore No Grazie, che esiste ancora e che presto farà delle verifiche su quell’iter. Ci siamo battuti in ogni modo contro la minaccia di un impianto offshore al largo di Porto Recanati. Ma è stata più dura quando si trattava di fare l’accesso agli atti in qualche ente o al Comune. È stato lì che abbiamo capito che cosa significa la mancanza di trasparenza.
Stiamo un attimo ancora sul Burchio: voi che farete?
Ci sarebbero tantissime idee per ottenere qualcosa di meglio e di meno impattante. Per esempio fare un campus universitario per stranieri, dove accogliere anche gli eventuali studenti russi. Cosicché, se a un certo punto non dovessero più venirci a trovare, la struttura resterebbe in mano al Comune. Con un rientro di tipo culturale sarebbe un progetto sostenibile, plausibile, per cui può valer la pena consumare del suolo.
Col Cinque Stelle nelle stanze dei bottoni come cambierà l’edilizia?
Daremmo più peso alle ristrutturazioni e alla riqualifica energetica, anzi a questo scopo metteremo probabilmente degli incentivi fiscali. Perché sarà questa l’edilizia del futuro. Lo sanno tutti, ormai. Quindi, tanto vale dare una spinta a un movimento già in atto.
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In passato sono stati contestati abusi edilizi, come nel caso della Lega Navale, che pur avendo avuto l’ordine di rimozione 8 mesi fa, è rimasta in piedi, consegnando una montagna di documentazione che ha capovolto le sorti della struttura: che farà Pigini?
Faremo le verifiche del caso e valuteremo. Se le cose non sono legali le metteremo a posto: a Porto Recanati non resteranno sacche di illegalità.
Non farete proroghe ad libitum, come ha accennato di voler fare il Comune sotto il mandato del Commissario Passerotti?
No. Perché non hanno senso. Non raderò al suolo i palazzi, ma l’intervento quando è giusto e irrinunciabile dev’esserci. Noi cambieremo strada rispetto al passato. Saremo osteggiati, ma non fa niente.
Una volta detto “no” al Burchio, come rilancerete il turismo, che è un pochino in sofferenza?
Punto primo: non è il resort che porta il turismo. Noi siamo il “salotto sul mare”, qui vengono le famiglie che hanno bisogno di pace e tranquillità, di belle spiagge. E invece a Porto Recanati non c’è un bagno pubblico manco a pagarlo, e ciò che abbiamo da offrire al turista è un pezzetto di centro storico: da questo punto di vista ormai siamo a livelli allucinanti. Qui bisogna ridare decoro al paese, bisogna che diventi di nuovo un gioiello. e bisogna coinvolgere i comuni limitrofi. Scossicci va riqualificata, il progetto dell’architetto Lorenzo Guzzini, che tra l’altro è identico a una nostra vecchia idea, va implementato e attuato.
Lo scarico dell'acqua scura alle 17,15.
Parliamo della Fiumarella, col problema perenne degli scarichi della Costa Bianca che gonfiano il canale e tracimano a mare. Ma anche di Loreto Marina, da molti descritto come un “mostro” edilizio che a 300 metri dal mare rischia di replicare il caso-Fiumarella: che cosa andrete a dire al sindaco di Loreto?
Chiederemo che Loreto si prenda le sue responsabilità. La Fiumarella è una questione che va risolta di comune intesa, e nelle nostre intenzioni deve diventare un luogo simbolo delle cose che funzionano. Non solo, parlando di Scossicci indiremo un concorso per recuperare il paraboloide della Montecatini (il cosiddetto Capannone Nervi, ndr), che da luogo del degrado deve tornare a essere un luogo-simbolo di Porto Recanati.
Parlando di bilancio, qual’è l’alternativa al pluridecennale uso del territorio come un bancomat?
Prima cosa: la coperta è corta. Faremo una rigorosa spending review, con studio e con cautela, senza emotività, magari risolvendo dei contratti di locazione – o altro – non vantaggiosi per il Comune. Insomma, faremo come una famiglia, tagliando il tagliabile. Ma il vero problema è un altro: Porto Recanati è ferma. E deve ripartire.
E come riparte?
Sostenendo il turismo, che è il nocciolo duro della produzione, e l’industria: il resto della nostra economia decolla con questi comparti. Altro caposaldo: ci vuole più sicurezza, e poi un controllo rigoroso e continuo dell’acqua potabile e delle acque balneabili.
Il rilancio del commercio come può avvenire?
Col rilancio del turismo. Se la stagione estiva va male il commercio soffre tantissimo. Mio papà era macellaio, lo vedevo d’estate, lavorava davvero tanto di più.
Sì, ma basta salvare la stagione? La città d’inverno, durante la settimana, pare un villaggio del far west…
Intanto partiamo dall’estate. Per il resto parleremo coi commercianti, anche per risolvere certi paradossi: oggi se ti fermi 5 minuti con l’auto sul corso, mentre fai un po’ di spesa, prendi un multone, se invece butti a terra lattine o rifiuti non dice niente nessuno. Così non ha senso. C’è molto da lavorare sul senso civico delle persone (1a parte, continua).
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