A che serve il Liceo Classico?

Uh come passa il tempo! Su Facebook vi abbiamo promesso due post al giorno – tra l’altro non abbiamo ancora una pagina Facebook – e invece abbiamo saltato a piè pari lunedì 22 e mercoledì 24… Proviamo a rimediare. Poco più di un mese fa siamo stati alla Notte Nazionale del Liceo Classico a Recanati. L’evento si è svolto in simultanea in circa 200 licei italiani, incluso il Giacomo Leopardi, diretto da Maria Vittoria Michelini. Il post ideale sarebbe stato una videointervista con la preside, che abbiamo incontrato nel cortile di Palazzo Venieri, prima della serata. Ma siccome della chiacchierata non abbiamo tracce né scritte né filmate vi ammanniamo qualche fotina e questo sproloquio ad usum delphini.

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Premessa: va da sé che chi scrive si è diplomato al Classico, anzi, in quel classico. Anno Domini 1990: notti magiche, Baggio&Schillaci, allo scritto di Italiano uscirono la minaccia della guerra, il Pascoli e il Neoguelfismo. Ai tempi, al G. Leopardi, maschi e femmine erano soliti passare la ricreazione nei due balconi del Palazzo, separati gli uni dalle altre. Già, perché i terrazzi erano attigui ai bagni, sicché – era questa, per “pudicizia”, la regola della scuola – tra sessi diversi ci si incontrava solo in corridoio, giammai all’aperto. Pensate che una volta le mie colleghe Corvatta e Montanari – scusate l’outing – vollero fare un po’ di anarchia e se ne vennero da noi ragazzi, ma furono bloccate da un bidello soprannominato Magnaizzu, che si frappose a braccia larghe all’ingresso del balcone. Ne uscì un memorabile pezzo di Asterio Tubaldi sul Messaggero: “Classico, assalto delle ragazze ai maschi off-limits“. E questa è storia (1987). Chissà che ne pensa – se ricorda la storia – la preside Michelini (qui sotto in una foto che rubiamo a RadioErre), che sarebbe arrivata di lì a poco, come insegnante di Francese.

camiciola

Ma vabbeh, tranquilli che non vi attacchiamo la pippa sui nostri anni verdi. Mi limito a un aggiornamento per gli over 35: Palazzo Venieri, oggi, è un gioiello sfruttato metro a metro, da terra al terzo piano, con aule di scienze, musica e cinese, che forse è la novità più eclatante. Ma nel tempo di internet e dei ministri della domenica, che ogni 2×3 vogliono far fuori il Greco e la Storia dell’arte, la domanda è una sola: a che serve, “ormai”, il liceo classico, se le nozioni le troviamo su Wiki e la base di tutto è l’inglese?

Ok. Tratteniamo l’astio che ci viene anche solo dall’immaginare un personaggio capace di una simile, insulsa, cafona e scelleratissima domanda (smile). Tra l’altro i ragazzi del V B del Giacomo Leopardi hanno inscenato, a inizio serata, un convincente “Processo al liceo classico”, assolto dalla Corte “perché il fatto non sussiste”. Sono seguite le esibizioni – musicali, poetiche – di alunni ed ex alunni. Su alcuni dobbiamo dire due parole. Al pianoforte Francesco Macellari, 15 anni, ha suonato la tonitruante, galoppante Marcia degli gnomi di Grieg. L’ha fatto con personalità, disinvoltura, agonismo, per poi dirci, giù dal palco, che pochi giorni prima aveva preso l’ennesimo diploma al Conservatorio di Fermo, “ma un paio di pezzi li ho suonati un po’ così”. Un paio su una quindicina.

Ancora al piano Mattia Rugiano ha suonato un preludio di Rachmaninov, facendosi rullo, carezza, arpeggio da un istante all’altro. Alla fine poteva essere meno timido e prendersi più applausi. Irene Pantella ci ha incantati intonando gli U2 e Cascada, Beatrice Guazzaroni ha squadernato un’impeccabile Summertime di Gershwin. Ma soprattutto Sara Vilardi ha cantato Notturno di Mia Martini – che da bimba abitò a Porto Recanati con la sorella Loredana e babbo Giuseppe Bertè, e ne visse più d’una, e tutte amarissime. Sara ci ha messo un’intensità e un’energia che hanno trasformato il vecchio lupo che vi scrive in un pollicino tremante, capace appena di un “complimenti, si sentiva che c’era dentro l’anima”. Per inciso, se Sara – qui sotto in un frame dal canale YouTube di twice double seven – non farà la cantante nella vita, allora Alessandro Trevisani è la sorella di Beyoncè.

Sara Vilardi

Che poi in realtà sono stati tutti bravi, a partire da Simone Marconi, che ha letto in greco brani dell’Iliade e molto altro, ma anche una strepitosa poesia di un ex alunno scomparso pochi mesi fa. E poi Giulia CiarlantiniEva Vallesi Calvari (la “pm” bionda che vedete nelle foto), Stefano Perniola, Federico Monteverde e l’Associazione amici del Liceo Classico Giacomo Leopardi di Recanati, che ha consegnato i premi Paolo Scalabroni, dedicati alla memoria del prof di Italiano portorecanatese. La notte del Liceo Classico (sotto vedete com’è andata a Marsala e a Macerata) tornerà a gennaio 2017, ma un’edizione così la vedamo dura da ripetere a questo modo.

Alché uno esce via da Palazzo Venieri con le orecchie e gli occhi impregnati di cotanto talento, bellezza e prodigio, e si chiede: sarebbero questi i nerdazzoni avvizziti, piegati su studi inutili? Sono questi gli emaciati compulsatori di Ovidio, Lucrezio e Seneca, incapaci a tutto, formati in niente, senza “tecniche”, “mestieri”, “skill” da deporre in sacrificio sull’altare del lavoro (NB giusto ieri sera abbiamo intervistato la flight director del Centro Spaziale Europeo, indovinate che scuola ha fatto da ragazza…)?

Per una volta saremo brevi: chi fa il Classico va a scuola di personalità. E teoricamente ci sono poche cose più potenti di un adolescente consapevole, che legge le pagine di chi già ha vissuto tutte le crisi, tutti gli amori, tutte le guerre e tutti i tranelli della politica, 1800, duemila, 2500 anni fa. Chiaramente la “pasta” del ragazzo in questione dev’essere buona di suo, e il Classico fatto da un tonto resta una risorsa da tonti. Ma chi fa il Classico non sa soltanto quello che vogliono dire “cattolico”, “persona”, “democrazia”, “anarchia”, “diavolo”, “politica” oppure “polizia”, parole smontabili nelle loro radici e desinenze latine e/o greche, fino a una padronanza assoluta della nostra lingua. Chi fa il Classico, in realtà, riceve in dono l’antidoto a tutti i cinismi, a tutte le mode, a tutte le obbedienze: una profonda, meditata e umanissima coscienza. Che in un mondo senza coscienza è la cosa più preziosa che ci sia.

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