SOSTIENE ROSALBA/1_”SE HA RUBBATO HA RUBBATO IN RUSSIA!”

Video-Russi-Ubaldi
Si è parlato in QUESTI GIORNI, in rete, della credibilità di ROSALBA UBALDI, e della “liceità” del controllo delle opposizioni su ciò che la Signora – come la chiamano in città – asserisce. Bene, in questo videovolendo clickate anche sulla foto qui sopra per vederlo – del 30 dicembre 2013 parla proprio l’allora Sindaco di Porto Recanati Rosalba Ubaldi, pochi minuti dopo aver incassato dalla sua maggioranza la variantona del Burchio_1 (in queste settimane invece sta procedendo il Burchio_2, quello mozzato dalla sentenza del Consiglio di Stato, e ridotto al versante di via Montarice, quindi un Burchio_1 meno il versante del Potenza, già divorato dalla frana P3 che è la foto profilo di questa pagina FB).
Ricordiamo che il nuovo progetto prevede, almeno finché il Comune non dovesse vincere il ricorso contro il PAI per “salvare” anche la parte ad ora ritenuta franosa, meno cubature; ma lascia in piedi le promesse giornalistiche di fare albergo 6 stelle, spa, palazzo dei Congressi, strutture sportive etc.
Bene, qui nel video la Sindaco ci dice 3 cose:
1) “I capitali sono enormi”. Possiamo sapere a cosa corrispondono, a quali aziende, con quali garanzie di non lasciare il lavoro a metà come alle Torri di Avvistamento e al Santa Cristiana?
2) “Se ha rubbato ha rubbato in Russia, è UNA BANCA!”. Possiamo sapere in che modo questa frase si armonizza con le dichiarazioni del Sindaco Roberto Mozzicafreddo, che in Consiglio comunale, scorso 20 marzo 2017, disse che “Se gireranno dei soldi passeranno dalle banche, quindi verificheranno loro da dove vengono, se possono venire e se non possono venire” (qui, da 1h52′)? Insomma, del sistema bancario CI POSSIAMO FIDARE O NO? E perché in Italia sì e in Russia no? Che hanno gli amici russi che non va?
3) “E’ una banca, è LA GAZPROM”. Possiamo chiedere a Rosalba Ubaldi chi, tra i dirigenti Gazprom, le ha confermato la notizia della partecipazione al resort del colosso petrolifero russo che “controlla il 18% delle riserve mondiali di gas conosciute” (Wikipedia)? E con quali capitali? Con quali sinergie finanziarie, in Italia, a livello bancario e di garanzie versate?
Tutto questo lo chiediamo dalle pagine del nostro blog, sempre che non ci facciamo TROPPO LI CAXXI NOSTRI, come dice il Zorro de’ noantri, cioè il blogger senza volto che non si firma per non farsi insultare, ma intanto insulta gli altri… Ringraziamo Sindaco&Vicesindaco per le eventuali risposte e spiegazioni.
villa romana_1

Ciò che resta del Burchio: villette e albergo sorgerebbero, nelle promesse degli investitori ai giornali, nella parte più scura del canalone erboso in foto, sotto via Montarice (la strada che corre a sinistra): il giallo evidenzia gli insediamenti romani, sopra cui l’erba cresce con più difficoltà (foto aerea del 2003 dello staff del Prof. Vermeulen).

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MA DOVE CA**O VUOLE ANDARE MARCHEBBELLO?

 

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Hägar-the-Horrible, dal sito hagarthehorrible.com @Dik Browne.


Diversi nostri lettori sono perplessi per il fatto che Marchebbello si è spostato quasi in pianta stabile su Facebook, con la pagina omonima
, che raccoglie circa 550 Mi piace, 80 dei quali espressi nelle ultime 4 settimane, con una campagna mirata. Sui social Marchebbello si abbandona alla satira, alla battuta fulminea, al paradosso, all’estrapolazione intellettualistica, filosofica, alla boutade, al gioco linguistico; a un linguaggio, in definitiva, più disinibito.

3122_prima settimana giugno

Marchebbello è quindi diventato, complice l’ambiente e le possibilità di condivisione dei social, un blogazine fatto di video, foto, flash spesso trasmessi in diretta da posti dove ci troviamo a godere di uno spettacolo, di un paesaggio, di un confronto in pubblico: una miscellanea, un caleidoscopio di notizie, impressioni, spunti, critiche, osservazioni su una terra così bella che se ci buttassimo il diserbante sopra per 300 anni nel 2317 ci troveremmo qui a dire “Però le Marche, che bèèèèllèèèèèèèèèè!”, come fanno i milanesi quando nominiamo la nostra regione nei dintorni del Naviglio, oggigiorno.
E però questa dispersione un po’ “artistica”, questa scarica di 20-25 post al giorno su Facebook, con atteggiamenti che appaiono strafottenti, derisori e anche peggio, non piace a tutti. Ed è spesso tacciata come “partigianeria”, perché diciamo il nostro pensiero, come “follia”, perché incrociamo stili, geografie, link e suggestioni, come “calunnia”, perché facciamo nomi e cognomi anche di persone incapaci, incompetenti o generalmente ritenute pericolose. Sicché uno si domanda: “Ma dove vuole andare, che vuol fare Trevisani?”. E ancora: “Ma perché non stai un po’ in pace, invece de cercà danno?”.

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L’area del Burchio vista da sud-est, con la frana in avanzamento, cartografata P3 nelle mappe del PAI che non piacciono al Comune di Porto Recanati, scavata in verticale dal corso del fiume Potenza – la zona delle Llame, per stare all’espressione dialettale con cui è indicata l’area.

Ma veramente il problema che vogliamo evidenziare è proprio questo dei “danni”: perché alle Marche stiamo facendo molto male, molto male taciuto – per comodità e timori – che perciò – con l’aiuto di una parte dell’informazione, bigotta, codina e in soggezione, quando non complice dei lampisteri della politica e degli affari – passa inosservato. Sicché questo nostro dire, con sarcasmi, con parresìa, inquieta, scoccia e desta antipatia nei confronti del giornalista, che a questo punto è detestato, o compatito, o visto con irritazione, per il suo sforzo di essere all’altezza del filosofo, del maestro, del suo concetto del mestiere. E tutto ciò molto al di là del fatto che poi si rischi davvero qualcosa – giacché nella Repubblica del Bobò che hanno edificato Partito Democratico, UDC e vari imprenditori, faccendieri e biscazzieri nelle Marche i rischi sono quasi sempre minacciati, paventati, suggeriti, ingigantiti, per intimidire, spaventare, condizionare l’azione dei cronisti, degli attivisti, dei terremotati, degli sfollati, di chi chiede giustizia, ascolto, dibattito.

Ora, l’autore di Marchebbello si chiama Alessandro Trevisani​, ha 45 anni – e non 15 – e dopo 11 anni di professionismo giornalistico – dove ha lavorato per Corriere della Sera, Fatto Quotidiano, Mediaset e diversi altri, piazzandosi n. 160 tra 2928 che hanno tentato il concorso pubblico per entrare in RAI nel 2015 – ha tratto questa conclusione: senza mezzi e col solo uso dei social è POSSIBILE incominciare a disarticolare l’accrocco di affari&interessi&silenzi&politica, parlando alle persone libere – del resto chi è schiavo non ci ascolta comunque, anche se capisce benissimo quello che diciamo. E così, parlando un po’ con la voce dei “liberi”, un po’ con la voce di chi per paura, spavento di ricatti e autentica intimidazione deve tacere per forza, si può scalfire in modo robusto questo sistema che ci prende la borsa e ci lascia il “campare”, che non è la stessa cosa dell’esistere, cioè della sola vita degna che conosciamo.

Come fare, quindi, a resuscitare uno spazio pubblico che è diventato un mercato delle vacche e dei silenzi vigliacchi e comodi, gestito in sinergia dalla Chiesa, dai costruttori, dalle consorterie, dagli editori e dai mammasantissima della politica? Si può fare con la satira, con l’ironia, col sarcasmo, con le DOMANDE. Con le foto, coi video, lasciando interagire, anche nella polemica, i pensieri confliggenti, discordanti, inespressi, che su Marchebbello, una volta strofinata la patina di diffidenza e paura, possono trovare spazio di esplicitazione.

Soprattutto bisogna RIDERE, spellando via il vestito di un re che è già nudo e che si fa male col “nostro piangere”, ma più ancora, crediamo, col nostro sbellicarci. E bisogna DIVERTIRSI, come ha detto bene il direttore del Fatto.it Peter Gomez a Porto Sant’Elpidio, per Parole&Nuvole, lo scorso 7 giugno.

Perché al giornalista non interessa CHI si arrabbia, o fare la conta di quante volte ha offeso Tizio e quante Caio, con quella contorsione del servilismo che oggi si chiama “par condicio”, per cui si dovrebbe mettere a tutti i politici lo stesso “voto”, per sembrare equanimi, come se le persone fossero tutte uguali e il compito del cronista fosse ammannirvi questa pantomima goldoniana; e invece no, al giornalista interessa COSA succede, e poterlo dire liberamente, appunto “divertendosi”, cioè esprimendo la propria passione di informare e dire il proprio pensiero, nello stesso modo tambureggiante, sincopato e disinvolto dei Mao Branca di Marina di Montemarciano.

Perché a Marchebbello, lo ripetiamo, non interessa campare e mettersi la divisa del giornalista, col tesserino e la firmetta sotto al pezzo. Ci dispiace: a Marchebbello interessa esistere, cioè, latinamente, EX-ISTERE, “spuntare fuori”, che letteralmente si potrebbe tradurre con “stare fuori”. Ecco, vedete l’etimologia come ci aiuta? Proprio perché siamo in questa “estasi”, in questo “stare fuori”, ci dicono che siamo “matti”, o che facciamo i protagonisti. Perché esistere davvero, da queste parti, cioè fare davvero i giornalisti, gli avvocati, i giudici, le forze dell’ordine, i commercianti, gli artisti, i professionisti e gli artigiani, senza baciare le mani e leccare i sederi, senza attaccarsi a qualche branco atteggiandosi a “egregi” ben dentro il gregge, è un fatto vistoso, rumoroso, complesso, scandaloso. Anzi è praticamente vietato, e nelle Marche mette molto in imbarazzo tantissime persone il fatto di dire e agire liberamente. Ma abbiate pazienza, purtroppo per gente come noi ex-istere e vivere sono la stessa cosa. Quindi ci dispiace di nuovo tanto se ogni tanto vi ci rompete le corna, o non ci seguite, o non ci capite, o davvero vi pariamo “matti”. Ma il fatto è che per noi bisogna ballare la musica che ci siamo scelti in osmosi con quella che suona l’universo intorno a noi – orrori, scempi e truffe comprese, e tutto il resto è NOIA, zampillare di articoletti, servizietti, pompini e salamelecchi.

Dopodiché, se finalmente, in qualche modo, saremo capiti (questione marginale, ma nemmeno da nulla, per noi, se non altro per la nostra serenità); se muoveremo, agiteremo, cambieremo qualcosa, potrà dirlo soltanto il tempo. Ma a parte il fatto che siamo già ripagati del nostro “ex-istere” (cioè dal nostro evolvere quotidiano), noi crediamo questo: che certamente, le Marche non sono così belle come crediamo in modo oleografico. Perché qui è forte la trama della “vile prudenza che ci agghiaccia e lega e rende incapaci d’ogni grande azione, riducendoci come animali che attendono tranquillamente alla conservazione di questa infelice vita senz’altro pensiero”. Del resto, e non per caso, queste che abbiamo appena citato sono le parole che scrive Giacomo Leopardi nella lettera al padre Monaldo, nel luglio 1819. Quindi le Marche non sono ancora, adesso, niente di diverso dal posto del ciauscolo, del Varnelli, del lavoretto malpagato o supplicato al potente, dell’abuso edilizio, del voto per “l’amico in Comune”, del peccato perdonato che lega insieme cittadini e amministratori. Sì, sono poco altro, le Marche degli “uomini in società”, che perciò, forzatamente, si consolano con le Marche della Natura, degli affetti, dell’intimità. Ma possono diventare altro, anche poco, anche impercettibilmente. E lo possono diventare perché niente, nelle cose umane, è realmente impossibile.

BURCHIO, VIA ALLA RACCOLTA FIRME DOPO IL “NO” DEI CONSIGLIERI AL REFERENDUM

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L’area del Burchio vista da sud, con la frana in avanzamento scavata dal fiume Potenza – è la zona delle cosiddette Llame. Più su, sul crinale del colle sorgerebbe l’hotel 6 stelle.

Il Consiglio Comunale di Porto Recanati ha bocciato la mozione di referendum consultivo sul progetto del Burchio proposta dal gruppo consiliare Città Mia. La decisione è arrivata poco prima delle 22 di lunedì sera: 11 a 5 la conta dei voti, la maggioranza è stata compatta e contraria, mentre le opposizioni hanno votato per indire una consultazione sulla questione del fu “resort” in località Montarice (non si conoscono ancora i dettagli del nuovo progetto). Alla fine è apparso chiaro che l’unica strada da percorrere per contrastare politicamente il progetto rimane quella di una raccolta firme sufficiente a promuovere ugualmente un referendum, nonostante il voto contrario del Consiglio.

Alla seduta assistevano circa 25 cittadini, tra i quali alcuni proprietari di suoli – ricordiamo che una permuta di cubature dai terreni circostanti facilitò la vecchia variante – più alcuni muratori, capimastri, giornalisti: insomma, la classica “disfida del Burchio“.

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Il momento del voto in consiglio comunale: referendum respinto 11 a 5.

La “telenovela” del Burchio – faraonico progetto di resort 5 stelle superior in un’area tutt’ora agricola di 34 ettari, in zona Montarice – è diventata una “saga” lo scorso 2 febbraio, quando la giunta comunale aveva votato una delibera di indirizzo per incaricare l’Ufficio Tecnico comunale di esaminare una nuova richiesta di variante urbanistica nell’area. Nel titolo della delibera spunta di nuovo la Coneroblu, la Srl che per realizzare il vecchio progetto aveva trascinato in tribunale il Comune di Porto Recanati. La macchina del tempo tornava quindi, quel giorno, alla vigilia del 30 dicembre 2013, quando il progetto Burchio approdò per la prima volta in Consiglio Comunale, poche settimane dopo l’accordo procedimentale Comune-Coneroblu che sarà prima annullato dalla giunta Montali e poi bocciato dal Consiglio di Stato, nell’aprile del 2016.

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In questa foto scattata alle 11,28 del 7 giugno 2016, da sinistra, il vicesindaco Rosalba Ubaldi coi promotori del progetto del resort del Burchio Giancarlo Biagioli e Lidya Karmalyuk.

“Il Comune ha esercitato male la propria pur ampia discrezionalità in materia urbanistica e ha adottato una delibera illegittima”, scrissero i giudici in sentenza. Di Burchio non si parlava nemmeno per sbaglio nel programma di Insieme alla Gente, alla vigilia del voto del 5 giugno che ha portato gli ubaldiani al governo. Anzi, il sindaco in pectore, Roberto Mozzicafreddo, prometteva “5 anni per potenziare la qualità dell’ambiente, valorizzare la città e incrementare il tessuto produttivo”. Nonostante tutto ciò a fine luglio 2016 il Corriere Adriatico rimetteva in circolo i “mormorii” su un “nuovo” progetto del Burchio. E il resto, come detto, è storia recente.

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In tre punti sintetizzato l’impegno di Insieme alla Gente per le elezioni del 2016.

Ma torniamo a ieri sera. Ha aperto la discussione il capogruppo di Città Mia Giovanni Giri: “Negli ultimi decenni Porto Recanati ha avuto uno sviluppo edilizio impetuoso nei suoi 17 chilometri quadrati. Con centinaia di appartamenti mai finiti, lottizzazioni incompiute, problematiche che incidono sulla qualità della vita dei cittadini. Quando una lottizzazione fallisce abbiamo comunque occupato una porzione di territorio in modo irreversibile. E non siamo più ai primi anni ’60, quando c’era per la città lo spazio per espandersi. Secondo noi è giusto che il popolo dia il suo parere diretto su una questione che ha talmente diviso la città“.

Poi è intervenuta Loredana Zoppi per Uniti per Porto Recanati: “È inverosimile che si torni a parlare di burchi e burchietti. Non è bastata la sentenza del Consiglio di Stato, che ha sancito che il Comune aveva esercitato male la sua discrezionalità”, oltre ad avallare l’annullamento disposto dall’amministrazione Montali. “Cambia poco che a diventare edificabili siano 34 ettari, pari al 2% del nostro territorio, o che siano le 80 villette del progetto targato Proton nel 2008 (se ne parla qui, NdR), o le circa 40 del 2013, o il nuovo progetto del 2017. Basta guardare il nostro PRG per vedere che sono tantissime le aree rimaste inutilizzate, dall’area Rossi ai lotti dello stradone Sorbelli. Ma qui si vuole impegnare l’ultima area agricola rimasta. E allora si capisce bene che non è una semplice operazione commerciale. Noi ci sentiamo più che mai investiti del mandato ricevuto dai cittadini nel 2014, ci siamo esposti di persona contro il progetto, rischiando del nostro. Faremo di tutto per contrastare il progetto del Burchio, non ci interessano le discussioni sul referendum, che rimane comunque consultivo e non vincolante. Vogliamo tutelare gli interessi della comunità. Ci appelliamo alla coscienza di ogni consigliere: quali che siano le vostre convinzioni non perdete mai di vista il bene della città“.

Poi è stata la volta di Alessandro Rovazzani, capogruppo di Porto Recanati a Cuore: “La storia del Burchio è iniziata male e finita peggio”, ha esordito l’avvocato, “il Consiglio di Stato ha stabilito che l’area non è idonea per il resort, e dopo 4 anni ancora ne stiamo a parlare. In delibera di giunta si accenna di nuovo a un utilizzo di tipo alberghiero. Ma nemmeno sappiamo quali soggetti hanno promosso questa variante… A questo punto il nostro sarebbe un No al 100%“. Per le opposizioni ha chiuso, sintetico, Sauro Pigini del M5S: “Come Movimento Cinque Stelle siamo contenti tutte le volte che i cittadini possono esprimersi“, dice l’ingegnere, anticipando il suo voto favorevole al referendum.

Il sindaco Roberto Mozzicafreddo ha ribattuto così alle opposizioni: “In settimana avrete tutta la documentazione, ma non riteniamo corretto tornare a consultare i cittadini. Noi abbiamo il diritto e il dovere di governare e di decidere. Vi chiedo di considerare che l’argomento è già noto a voi e ai cittadini. C’è chi conosce il progetto e le sue potenzialità e chi non vuole conoscere la verità e intende restare della sua idea. Sapete che la maggioranza è favorevole, non è una sorpresa per nessuno. Sul merito della proposta andremo nel prossimo consiglio comunale”.

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Alcune lottizzazioni incomplete o mai decollate a Montarice, riprese dal PRG e postate su Facebook da Lorenzo Riccetti di UPP.

Poi ha parlato ancora Zoppi, per la dichiarazione di voto: “Visto che ci date la documentazione in settimana speriamo di trovarci dentro chi ci mette i 60 milioni per realizzare il progetto. Giacché faremo di tutto per ostacolarlo, in conclusione votiamo a favore della mozione”. Ancora Giri: “Noi vogliamo capire se volete davvero ascoltare la popolazione“. A questo punto Mozzicafreddo riprende la parola senza ribattere agli oppositori, in modo molto spiccio fa votare e manda tutti a cena.

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Prima di tornare sul tema con maggiori dettagli ci premono tre considerazioni:

  • Il vicesindaco Ubaldi, in consiglio, non ha detto mezza parola sull’argomento. E l’intera faccenda è stata spicciata in meno di 40 minuti. Fatto notevole, per la mattatrice di Kill Burchio Vol. 1, se vogliamo dare un appeal tarantiniano al filmone visto dai marchigiani tra il 2013 e il 2016…
  • Il sindaco, invece, ha pronunciato frasi gravi e impegnative, che ripetiamo integralmente: “L’argomento è già noto a voi e ai cittadini. C’è chi conosce il progetto e le sue potenzialità e chi non vuole conoscere la verità e intende restare della sua idea”. Esprimersi in questo modo vuol dire ammettere, nemmeno troppo implicitamente, che il progetto nuovo è più o meno quello vecchio. Ovvero riabbracciare, con tutti i crismi della legge e dell’iter urbanistico, ciò che il Consiglio di Stato ha sancito essere una decisione “illegittima”. Con l’aggiunta di un apprezzamento “integralista” per il progetto, che sarebbe incontestabilmente eccellente, tanto che chi lo avversa è tacciato di non voler “conoscere la verità”.
    A che cosa addebitare questa “tracotanza amministrativa“, per la quale si reputa ottimo ciò che la massima istanza di giustizia ha classificato come pessimo? Perché, se proprio di turismo si vuol parlare, non si costruisce in una delle decine di aree che, a Porto Recanati, sono già classificate R1, senza bisogno di varianti – ad esempio sui prati a un passo dal mare di Scossicci, come dicemmo qui? E perché il ticket Ubaldi-Mozzicafreddo insiste invece con una variante urbanistica che destina a turistico-ricettivo un luogo tutto fuorché ameno, con un hotel che si affaccerebbe di fronte a depuratori, A14 e Hotel House? A quali interessi, a quali personaggi corrisponde questo “affare” che dal 2012 muove contatti, pressioni, sponsorizzazioni politiche, campagne di stampa a senso unico?
  • Last but not least: seppure il Consiglio Comunale l’abbia bocciato per indire il referendum consultivo basteranno – per l’art. 49 dello Statuto comunale – le firme di un sesto degli aventi diritto al voto (1617 su 9697, stando ai dati di giugno 2016, ma il conteggio dell’elettorato viene aggiornato ogni anno a marzo). “Toccherà farlo”, trapela dal quartier generale di una delle liste più agguerrite. E allora, se quelli del No alla fine della storia la portassero a casa, in quali condizioni politiche Mozzicafreddo andrebbe a chiudere la faccenda, nonostante il “consiglio” negativo del popolo? E ancora: in quel caso siamo sicuri che a “terminare” saranno le velleità del No? O non terminerà piuttosto la spendibilità politica di Rosalba Ubaldi e della sua “corte”? In attesa delle prossime mosse, chi vivrà vedrà.

CONSUMATI DAL FUOCO (E DAL BUIO): LA DANZA DI ROBERTO CASTELLO VA IN SCENA A OSIMO

Frenetici, ossessivi, compulsivi. Si muovono al ritmo elettronico dell’udu africano, 4 tempi picchiati su questo curioso strumento di percussione a forma di anfora, mixati e rimandati in loop per un’ora di spettacolo. I quattro danzatori di Roberto Castello sono in scena stasera a Osimo, al teatro La Nuova Fenice, dalle 21,15 con In girum imus nocte et consumimur igni. Il titolo è un famoso palindromo latino, cioè una frase che si legge allo stesso modo partendo dal fondo e dall’inizio, e che tradotto vuol dire: “giriamo in tondo nella notte e veniamo consumati dal fuoco”. Ma si tratta anche del titolo di un film del 1978 di Guy Debord, il teorico francese de La società dello spettacolo. Una pièce unica, sulla piazza osimana, a firma di un mostro sacro della danza italiana d’avanguardia.

Che cosa vedremo in scena lo racconteremo domani con la nostra recensione, ma intanto ce lo spiega una delle danzatrici, Giselda Ranieri, che con la compagnia ALDES di Roberto Castello lavora da circa 6 anni: “I danzatori sono in scena su uno sfondo a tratti nero, a tratti del tutto bianco, muovendosi a volte completamente al buio, mentre un software crea schermate di luce a illuminare le sequenze di questo spettacolo“. Niente recitazione, niente parlato, né cantato. “Noi donne abbiamo costumi di un’eleganza austera, scuri, di un panno pesante”, spiega Ranieri, “gli uomini hanno la casacca. In uno scenario da Settimo sigillo, un manipolo di persone cammina continuamente, non si sa per quanto tempo”. Una sorta di metafora della vita, che però non viene in alcun modo recitata. Solo danza in scena, con l’effetto visivo di una pioggia continua, inesorabile, che cade addosso ai performer. “Si passa da situazioni di grande movimento, dove siamo mossi come da una qualche forza esterna, ad altre che richiamano momenti di vana ilarità, la sciocchezza, la violenza, la sensazione di essere persi nel vuoto. Alcune scene sono  più teatrali, come il continuo incedere, l’ansimare con occhi sbarrati, i penitenti prostrati a terra. Ma Roberto ci spinge a non interpretare e non enfatizzare i movimenti“.

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Aldes, In girum imus nocte et consumimur igni di Roberto Castello, foto di Alessandro Colazzo.

Per il danzatore si tratta di uno spettacolo molto difficile a livello tecnico: non ci sono passi, come nel balletto classico, ci sono “qualità di movimento da incorporare”, spiega Ranieri, che prende ad esempio il ritmico dondolare del capo, nella prima sequenza. “Una delle cose più difficili è stata quella di trovare la giusta postura e condizione fisica dei personaggi. Essere curvi, quanto curvi, come camminare. Poi c’è la difficoltà di muoversi nel buio, col solo solo aiuto di 15 star light (sono le lucine utilizzate dai pescatori di notte, ndr) in uno spazio di 10×10 metri, memorizzando fisicamente lo spazio. Si lavora molto a livello corale, annullandosi all’interno del lavoro”. Ma come si prepara un danzatore a uno spettacolo danzato su un ritmo così serrato? “Intanto”, risponde Ranieri, “dopo lo spettacolo facciamo riallineamento e stretching. Prima, invece, ognuno si riscalda in modo personale. E poi, chiaramente, ci sono le prove vere e proprie”.

Come candele, come falene, i danzatori si consumano in un susseguirsi di movimenti meccanici, che si fanno umani percorrendo, impiegando l’energia della nevrosi, dei tic, delle smorfie, che idealmente alimentano i movimenti più fluidi, cioè passi e cambi di posto. Ma allora siamo davanti a una metafora della liberazione dal giogo del lavoro organizzato, meccanico e tecnologico? Qualcuno ci ha visto dell’ironia, o la descrizione dell’odio accumulato in un regime di “familiarità canaglia”, nella vicinanza forzata imposta dagli spostamenti nella metropoli. Ma non ci sono significati espliciti nell’arte di Castello. C’è solo da guardare, immergersi nel buio, nell’ipnosi di un’espressione che è l’offerta totale della propria energia al pubblico. 

IN GIRUM IMUS NOCTE ET CONSUMIMUR IGNI
(Andiamo in giro la notte e siamo consumati dal fuoco)

Progetto e coreografie di Roberto Castello

interpreti (full cast) MARIANO NIEDDU/VALENTINA SECHI, STEFANO QUESTORIO/ALICE GIULIANI, GISELDA RANIERI/ELISA CAPECCHI, IRENE RUSSOLILLO/ILENIA ROMANO

assistente ALESSANDRA MORETTI
luci, musica, costumi ROBERTO CASTELLO
costumi realizzati da Sartoria Fiorentina, Csilla Evinger

produzione ALDES
con il sostegno di MIBACT/Direzione Generale Spettacolo dal vivo, REGIONE TOSCANA/Sistema Regionale dello Spettacolo

durata 1h

Biglietti da 8 a 10 euro

Info: Biglietteria Teatro – 071.7231797

SIAMO IN FERIE FINO A QUANDO SIAMO IN FERIE

La spiaggia del Millelire

Nonostante l’incandescenza politica di questi giorni a Porto Recanati e dintorni noi di Marchebbello siamo in ferie a tempo indeterminato perché:

  • di fare questo blog non ce l’ha chiesto nessuno e non dobbiamo niente a nessuno. Se avete voglia lo leggete, se non trovate nulla di nuovo lo leggerete quando scriveremo di nuovo qualcosa;
  • questo blog non è un giornale, non ha periodicità e non ce lo paga nessuno, quindi lo facciamo quando ci pare e finché lo percepiamo come un contributo fornito in (relativa) serenità e senza troppo disturbo per il nostro lavoro;
  • pur essendo un blog chi lo scrive è un giornalista professionista tenuto all’osservanza della deontologia e delle leggi sulla professione, con tutti i rischi di querele/risarcimenti inerenti ai reati commessi a mezzo stampa, e scrivere 50 post in 5 mesi con questa spada di Damocle sulla testa, in una città abbondantemente popolata da chiagneffotte, guappi e ‘uappeccartone, ne converrete, è un pochino stressante;
  • a differenza dei redattori di un giornale le rotture di cui sopra non le spartiamo né con un direttore né con un editore, né costoro ci danno le ferie, quindi ci mandiamo in ferie da soli per tutto il tempo che ci serve, finché ci serve;
  • a differenza di politici e amministratori non ci ha votati e non ci sostiene nessuno, ergo non abbiamo obblighi verso nessuno, se non a posteriori, ovvero ogni volta che liberamente pubblichiamo qualcosa nel rispetto di tutti;
  • a differenza di politici e amministratori la sequela di insulti, minaccette, lettere legali e lo stress che comportano nel contesto “fiammiferaio”, “minaccettistico” e ‘uappecartoonistico che avvolge Porto Recanati non la condividiamo con un gruppo, un direttivo, una base, una frotta di amici e sodali. No, ce le “pocciamo” tutte per conto nostro, perché questo blog – per nostra scelta che comunque non modificheremo presto – è gestito in toto da una sola persona. Il che, ne converrete, è stressante;
  • a differenza di politici e amministratori non percepiamo rimborsi, non siamo agevolati nell’accesso agli atti, a volte manco ci invitano a conferenze e consigli comunali, insomma ci dobbiamo arrangiare coi mezzi nostri, il che è fastidioso e alla fine anche faticoso;
  • non abbiamo in casa una moglie paziente, ma due genitori anziani che ogni 5 minuti – sempre dato il contesto guappo e/o ‘uappeccartoonistico – ci supplicano di mollare il blog per la loro serenità. Forse, ne converrete, un po’ di “ferie” servono pure a loro;
  • NOTA CONCLUSIVA: anche quando non siamo in ferie, se ci mandate comunicati stampa li leggiamo tutti molto volentieri, ma NON li pubblichiamo tutti, bensì solo quelli che vogliamo noi, quando ci pare il caso per l’attinenza dell’argomento con tematiche che trattiamo e/o notizie che ci interessano, perché questo è un blog e vogliamo fornire un contributo originale. Quello che scriviamo non è e non vuole essere la trascrizione dei vostri comunicati, NÉ la cronaca degli incidentucci, NÉ il funerale del bimbetto morto, NÉ il dettaglio del “paro” de corni o della truffetta online, ma un contributo originale e inedito sui fatti che coinvolgono la dimensione sociale e politica dei paraggi marchigiani. Per tutto il resto c’è la stampa locale.